Martedì 18 Giugno 2019
   
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I discepoli rinchiusi nel cenacolo. “Otto giorni dopo venne Gesù”

pagina religione

 

Seconda Domenica di Pasqua. Prima Lettura (At 2,42-47). La Prima Lettura ci presenta la vita delle prime comunità cristiane. Al centro dell’esperienza di fede c’è lo “spezzare il pane”, cioè la partecipazione alla Messa e la preghiera. A questa esperienza si aggiunge l’aiuto concreto a coloro che sono in difficoltà e la condivisione dei beni. In questo modo i credenti diventano “un cuor solo e un’anima sola”.

Seconda Lettura (1Pt 1,3-9). San Pietro ricorda a tutti noi qual è il fine della Resurrezione di Gesù: rinnovare la nostra speranza in Lui e la certezza di essere stati salvati. Con la forza del Risorto siamo invitati a vivere la nostra vita anche attraverso le difficoltà che la caratterizzano, certi che Egli è sempre con noi.

Vangelo (Gv 20,19-31). I discepoli se ne stanno a porte chiuse nel cenacolo. Il Vangelo è ambientato nel giorno della Resurrezione, eppure c’è chi vive chiuso nelle sue paure, in un luogo dal forte significato evocativo: lì, in quel cenacolo, il Maestro aveva parlato per l’ultima volta ai suoi, istituendo l’Eucaristia e lavando loro i piedi. Poi, la Croce, il buio, la paura. La paura è l’anti-Pasqua! Una comunità che se ne sta a porte chiuse, senza avere il coraggio di mettere il naso oltre la soglia, è un luogo in cui non si sta bene. Eppure Gesù viene. “A porte chiuse”, così come aveva scardinato la grossa pietra del sepolcro, per vincere le paure e per stimolare alla ricerca del Suo Volto. La sua apparizione è apportatrice di due doni: la Pace e lo Spirito. Essi sono il “sigillo” della Pasqua, indicano che la sua morte in Croce non è stata una sconfitta, non è stata vana. Tra gli undici, però, c’è un assente: è Tommaso. Questo discepolo, spesso dipinto come l’incredulo, il dubbioso, in realtà è il più coraggioso! Lui, almeno, ha il coraggio di uscire dal cenacolo, diventando così immagine del credente che cerca risposte. La sua fede ri-nasce dall’incontro personale e bellissimo con il Risorto. Le parole che egli pronuncia: “Mio Signore e mio Dio” dicono che il suo cuore, i suoi occhi, tutto il suo essere, trova finalmente pace nell’incontro con il Vivente. Che sia anche per noi così!

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