Sabato 24 Agosto 2019
   
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Il Signore è il nostro pastore: “Io sono la porta delle pecore”

pagina religione

 

Quarta Domenica di Pasqua. Prima Lettura (At 2,14.36-41). San Pietro invita tutti a riconoscere Gesù come Signore e Cristo. Per far questo è però necessario convertirsi, cioè cambiare vita. Il credente diventa “figlio di Dio” nel giorno del suo Battesimo e riceve il segno del grande Amore del Padre quando, pentito, ritorna a Lui. Il Battesimo e il perdono dei peccati ci fanno diventare “nuove creature”.

Seconda Lettura (1Pt 2,20b-25). San Pietro ricorda qual è il significato più profondo della Passione e Morte di Gesù: ricondurre l’umanità a Dio Padre e salvarla dal peccato. Il Suo sacrificio d’Amore rende Cristo immagine del “Pastore” che dà la vita per noi, “gregge del suo pascolo” (cfr. salmo 99).

Vangelo (Gv 10,1-10). Ogni anno, la Quarta Domenica di Pasqua ci fa riflettere su un aspetto importante e tenerissimo della figura del Risorto: il suo essere “Buon Pastore” (o meglio, “Bel Pastore”, così come il greco - lingua madre del Vangelo - ci dice). Qualcuno potrebbe pensare che questo sia semplicemente un titolo da affibbiare al Maestro, uno dei tanti, ma non è così. Dietro questa immagine si cela, infatti, un tessuto di relazioni tra Lui, Pastore, e noi, suo gregge. E subito, leggendo la pagina dell’evangelista Giovanni, emergono alcuni aspetti significativi: anzitutto, nell’anonimato del gregge - spesso dipinto dall’immaginario comune come emblema della massificazione un po’ senza cervello - si eleva la Voce del Pastore, che chiama per nome ciascuno di noi. Sì, Cristo ci conosce da sempre, fin dal grembo materno (cfr. Ger1,4-5). Il legame tra noi e Lui è simile a quello che la mamma ha col bambino che porta in grembo, il quale già durante la gravidanza impara a riconoscere la voce tutta speciale di sua madre. Scopriamo che c’è qualcosa di viscerale, di misterioso e profondo in questo incontro. E dove ci conduce questa Voce? Ci invita a varcare la porta che è il Cristo stesso. Una porta che non restringe la nostra libertà, non toglie l’ossigeno ai nostri sogni e ai nostri desideri, ma dilata il cuore, apre la mente, dona occhi e volti nuovi. Camminare sulle orme del Pastore è per noi la migliore assicurazione per i giorni difficili e la migliore forma di rendimento di grazie per quelli colmi di letizia. Per questo, anche se camminiamo nella valle oscura del dolore o del dubbio, non abbiamo da temere alcun male: Lui è con noi! Lasciamoci sedurre da questa Voce e assaporeremo la libertà vera.

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