Lunedì 21 Ottobre 2019
   
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Gesù ai suoi: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”

pagina religione

 

Quinta Domenica di Pasqua. Prima Lettura (At 6,1-7). La Prima Lettura presenta la prima comunità cristiana in continua espansione. Ecco perché si rende necessario scegliere sette uomini - i diaconi - in grado di assistere i più bisognosi. Questi uomini, attraverso l’imposizione delle mani da parte degli apostoli, vengono consacrati al Signore. Ancora oggi i diaconi (parola derivante dal greco antico “diàkonos”, che significa “servitore”) aiutano i sacerdoti e si pongono a servizio dei fratelli.

Seconda Lettura (1Pt 2,4-9). Pietro presenta Gesù come la “pietra viva” sulla quale si fonda la Chiesa. Tutti coloro che credono in Lui costituiscono il “popolo sacerdotale”. Il sacerdozio a cui si fa riferimento è quello “battesimale”, a cui tutti i cristiani partecipano fin dal giorno del loro Battesimo.

Vangelo (Gv 14,1-12). Il Vangelo di oggi si inserisce nel contesto dell’ultima Cena, quando Gesù istituisce l’Eucaristia e lava i piedi ai suoi. È in questo contesto di consegna e di tradimento, di Dono e di paura, che Egli si rivolge a coloro che ha amato fino in fondo con parole profondissime: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Parole che sembrano avere un sapore un po’ filosofico, ma che invece sono concrete. “Io sono la Via” che conduce al Padre, la via che porta a casa. E ci vengono in mente le straordinarie parole del cardinal Newman: “Conducimi Tu, luce gentile, conducimi nel buio che mi stringe, la notte è scura la casa è lontana, conducimi Tu, luce gentile. Tu guida i miei passi, luce gentile, non chiedo di vedere assai lontano mi basta un passo, solo il primo passo, conducimi avanti, luce gentile”. “Io sono la Verità”, non come le nostre verità, che sono sommarie, spesso viziate dai pregiudizi. Ma la verità che fa liberi, che dona la capacità di respirare a pieni polmoni la bellezza di Dio in noi. “Io sono la Vita”, vita donata per amore, fino alla Croce. Perché “non c’è amore più grande di chi dà la vita per gli amici” (Gv 15,9-17). Immergendoci in queste straordinarie parole del Maestro, ciascuno di noi è reso capace di “vedere” il Padre. E cosa significa “vedere”? Significa conoscerlo, cioè amarlo. Lasciamoci allora condurre nel profondo del Mistero di Dio e saremo vivi davvero, perché liberi.

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