NUOVE USCITE ROCK ITALIANO: MASSIMO VOLUME, MARLENE KUNTZ, LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA
Se credete che il rock italiano sia semplicemente limitato a ormai tre “oligopolisti” (Vasco Rossi, Ligabue e Litfiba) o a gruppetti rockettari soltanto nel look vi sbagliate di grosso.
La scena italiana in questi mesi si dimostra ricca e fiorente. Basta cercare e aver la pazienza di ascoltare senza i paraocchi e magari si potrà scoprire l'altra musica italiana, quella nascosta dai mass media ma che nella forma, nei contenuti e nelle performance musicali merita tutto il rispetto e l'attenzione che non hanno.
Dopo 10 anni di inattività, tornano con un nuovo album i Massimo Volume, storica rock band bolognese capeggiata dallo scrittore Emidio Clementi (si ricordano le pubblicazioni La notte del Pratello – Fazi 2001- , L'ultimo Dio – Fazi 2003 - , Matilde e i suoi tre padri – Rizzoli 2009 -), con l'album “Cattive Abitudini” (etichetta La Tempesta).
L'album riflette il loro vecchio stile post-rock che fa da tappeto sonoro delle liriche raccontate da Clementi; liriche che come sempre raccontano svariati situazione della quotidianità, ma più riflessive e ampie dei dischi precedenti.
Tra gli altri, l'album comprende: “Robert Lowell”, un tributo al poeta confessionale; il singolo “Fausto”, dedicato al musicista Fausto Rossi, contiene la critica alle menti migliori della sua generazione costretti a mendicare una presenza al varietà del sabato sera; le splendide “Le nostre ore contate”, dedicata a Manuel Agnelli e “Coney Island”; e per finire l'intensa “In un mondo dopo il mondo”.
Ottavo lavoro in studio, invece, per i cuneesi Marlene Kuntz con Ricoveri virtuali e Sexy solitudini (etichetta Sony), una storica rock band indipendente da sempre in disparte rispetto al giro principale dell'indie rock italiano.
Questo disco si distingue per un ritorno al rock e per la scrittura di testi che risulta essere più diretta e immediata (ancora una volta Cristiano Godano ci sorprende), e segue una breve esperienza di album più “soft” e “intimi” che sono stati spesso accompagnati da esibizioni teatrali. Il lancio dell'album è affidato a “Paolo Anima Salva”, un brano rock intenso, zeppo di citazioni di deandriana memoria. Nell'album, inoltre, si possono ascoltare canzoni come “Ricovero virtuale”, “Orizzonti”, “Io e me”, “Un piacere Speciale” che si candidano a essere le nuove ballate; “Pornorima” sembra essere un vero manifesto politico contro le varie mode indie che si vanno sempre più consolidando tra gli ascoltatori rock; l'album si chiude con “Scatti”, una bellissima ballata lieve e intensa dal testo commovente.
L'album è prodotto dal dj scozzese Howie B e registrato alla Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo (CN). Sia la composizione che l'arrangiamento sono avvenuti in contemporanea con un ensemble di cinque elementi: oltre ai tre componenti storici ormai risultano in pianta stabile Luca Lagash Saporiti al basso (ex La Crus e Amor Fou) e il giovane polistrumentista Davide Arneodo. Alcuni pezzi dell'album saranno protagonisti di un cortometraggio dei Masbedo, un duo di registi milanesi.
“Per ora la chiameremo felicità” è il secondo album del cantautore Vasco Brondi alias Le Luci della Centrale Elettrica. Un salto di qualità rispetto al primo lavoro, “Canzoni da spiaggia deturpata”, con testi più curati e sonorità arricchite da un'orchestra distorta composta da Enrico Gabrielli (Calibro 35, Afterhours), Rodrigo D'Erasmo (Afterhours) e Stefano Pilia (Massimo Volume). Di sicuro risulterà all'ascoltatore superficiale una parodia del primo album, con ritmi, accordi e melodie uguali. La stessa provincia, le stesse centrali inquinanti, gli stessi cieli dipinti coi pennarelli scarichi e la solita Repubblica fondata sulla Televisione.
Ma questo è insignificante, soprattutto perchè egli stesso ne è consapevole “di fare canzoni tutte uguali” e soprattutto è anche ben consapevole di non essere nessuno profeta di nessuna generazione. Ha il suo modo di scrivere e suonare e lo fa senza farsi condizionare da nessuno e ne va dato merito.
L'ascoltatore più attento, invece, saprà apprezzare la qualità e gli ottimi miglioramenti di questo buon album di canzoni italiane. Ascoltate con tranquillità “L'amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici”, “Anidride Carbonica” e “Quando tornerai dell'estero”. Attenti a non commuovervi perchè se piangete vi si arrugginiscono le guance.
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Commenti
x mariaciav: :-))))
Tre dischi, uno più bello dell'altro. E mi sia permesso dire che chi giudica "identiche" le canzoni di Vasco Brondi probabilmente non ha ben chiaro il concetto filosofico di "identità".