Al signor Pino C.
Vorrei con la presente chiarire alcuni punti sulla storia della peste di Noja del 1815 sollevati dall’intervento di Pino C. del 13 dicembre scorso, dove si afferma di individuare la causa dell’epidemia nella “ totale sporcizia” del nostro paese all’epoca dei fatti accaduti.
Dall’esame dei documenti si evince invece che le case nojane, come quelle degli altri paesi del Sud all’epoca, avevano tutte le cisterne che raccoglievano acqua piovana e che il nostro paese era dotato di un canale sotterraneo raccoglitore di acque bianche e di fogna, fatto costruire dai duchi Carafa. Di conseguenza mi sembra almeno fuorviante l’ipotesi di far risalire l’origine del male a problemi sanitari interni che, tra l’altro, erano molto curati dalle autorità borboniche.
Ma l’elemento che discredita la tesi del signore è soprattutto un’altra considerazione: dai documenti risulta che i primi morti di peste furono persone appartenenti al ceto benestante di Noja, per intenderci i commercianti di tessuti e di prodotti agricoli e non poveracci . Perché questo?
I verbali degli interrogatori della polizia borbonica avvalorano l’ipotesi che la peste sia stata introdotta nel nostro paese dalle merci importate dai commercianti dalla Dalmazia, zona dove era stata segnalata l’epidemia. Non solo! Il Prefetto di Bari all’epoca aveva avvisato tutti i Sindaci della Provincia di far controllare le merci importate dalle zone dell’oltre Adriatico.
Queste considerazioni a mio parere sono sufficienti a screditare quanto affermato, non so se in malafede, dal Pino C.
Tuttavia l’intervento del signor Pino ha di positivo paradossalmente l’aver evidenziato una tendenza ma anche un luogo comune: trovare la causa di questa grave malattia nella “totale sporcizia”, a dare la colpa cioè in maniera superficiale e gratuita a una situazione che in realtà era inesistente. Questo succede perché oggi è troppo facile dare giudizi senza conoscere la storia, gettando gratuitamente fango sul passato dei Nojani!
Un’altra riflessione il signor C. sicuramente la merita quando non ritiene opportuno che oggi si parli di un fatto così brutto, raccapricciante e proprio a Natale!!
Semplicemente il motivo della mia ricerca di documenti è dimostrare come in questo caso un paese decimato da una gravissima epidemia abbia dimostrato di aver reagito con forza alla sciagura, e, ritrovando in sé le proprie forze, si sia imposto nel circondario, leader nel commercio e in tante altre attività.
A proposito negli USA ,da sempre patria di libertà e democrazia dove ho raccolto sui siti buona parte dei documenti, i testi della peste di Noja sono oggetto di attento studio.
Cordialmente. Vito Didonna.
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Commenti
Ultima epidemia di peste in Italia e precisamente nel Sud Italia (nel 1816 a Noicattaro).
Infine mi sembra alquanto fantasiosa la teoria della peste introdotta dalle merci che i comercianti nojani introducevano dala dalmazia.
Le fonti storiche certe riportno come ultimo focolaio al Nord europa nel 1743 ed ultima epidemia di peste in Russia nel 1889. La zona dalmata non è mai stata interessata da peste di alcun genere.
Quindi ribadisco che le condizioni di vita scarsamente igieniche della nostra popolazione fecero sì che attecchisse la peste a noicattaro.