Mercoledì 23 Maggio 2012
   
Text Size

RISCOPRIAMO IL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO NOJANO

tomba_4_640x300-1


Con questo articolo e nei successivi riguardanti l'archeologia nel territorio nojano intendo fare un resoconto di quello che è stato il flusso di popoli e culture che si sono susseguite durante il corso dei secoli in questa stretta fascia di terra. Credo che guardare con un occhio alla nostra storia passata possa meglio valorizzare anche il nostro presente, ma soprattutto il futuro. Mi riferisco in modo particolare agli investimenti sulla cultura in senso ampio, che per lo più sono assenti o, se ci sono, non sufficienti.

La storia archeologica di Noicattaro è molto antica, risale al 5000-4500 a.C. quando si cominciarono a formare i primi aggregati capannicoli dapprima nel tratto costiero e poi anche all'interno, lungo le lame, o nelle strette vicinanze, dove era possibile trovare l'acqua.

Le zone archeologiche del territorio sono molte e gli storici locali come Mola, Roppo, Tagarelli, le suddividono e distinguono in “interne” e “litoranee”.

1 Calcaro

2 Trisorio

3 Cipierno

4 Torre delle Monache

5 Madonna delle Grazie

6 Punta della Penna

7 Cala Scizzo

8 Cala Colombo

9 Cala Settanni

10 Grotta della Tartaruga

11 Scamuso

12 Annunziata

mappa_siti_arch_640x300

Le zone archeologiche costiere dell'antico territorio nojano sono le più antiche e risalgono al neolitico. Si tratta di grotte sotterranee utilizzate per il culto e le sepolture, di cui le più importanti dal punto di vista dei reperti archeologici recuperati durante le numerose campagne di scavo, sono le seguenti: Punta della Penna, Cala Scizzo, Cala Colombo, Cala Settanni, Grotta della Tartaruga, Scamuso.

Così ne parla M. Sforza: ”Le grotte di Cala Scizzo e Cala Colombo, come pure le grotticelle dislocate lungo il tratto finale della lama Giotta, avevano carattere funerario e culturale. Gli studiosi hanno messo in evidenza una omogeneità e una certa complementarità della zona che va da Torre delle Monache, in territorio rutiglianese, alle grotticelle di Lama Giotta, fino all'ipogeo di Cala Colombo e della grotta di Cala Scizzo.”

In questa grotta, in particolare, sono stati fatti ritrovamenti archeologici importanti, come ci dice ancora Sforza: ”In quest'ultima località il Biancofiore, negli scavi effettuati una trentina di anni fa, trovò un'abitazione risalente al III millennio a.C. con numerosi vasi, utensili da lavoro, resti di animali ed ossa umane. Ma il pezzo più interessante è una testina muliebre in argilla, alta 7 cm e larga 4, dalla lunga e folta capigliatura, riconducibile al culto della Dea Madre, simbolo della vita e del processo di riproduzione, di cui la donna è portatrice. Rappresenta una divinità adorata specialmente nella società neolitica, che trovava il suo sostentamento nell'agricoltura e la cui religione era basata sull'adorazione delle forze della natura. La statuina fittile doveva essere colorata di rosso, come i numerosi ciottoli ritrovati vicino, usati forse in rituali funerari. La statuina è simile ad altre provenienti dall'area balcanica e testimonia il contatto e perfino la nostra parentela con le antiche popolazioni di quell'area. A dire la verità, osservando bene la statuina, gli studiosi hanno notato due simboli sessuali, uno femminile (il triangolo pubico, al posto della bocca) e l'altro maschile (una testa di bue con le corna, al posto del naso e delle sopracciglia). Questa compresenza dei due simboli sessuali si spiega con le caratteristiche proprie della civiltà neolitica, che inneggia al processo di riproduzione e al continuo rigenerarsi della vita.”

statuina_640x300

Le zone archeologiche interne sono, invece, di epoca più recente, in quanto risalgono al VI-V-IV sec. a. C. e le più note sono le seguenti: Calcaro, Trisorio, Cipierno, Torre delle Monache, Madonna delle Grazie.

In queste località sono affiorate tombe ricche di vasi, armi, ori, depositati nei Musei archeologici di Bari e di Taranto; la più nota e studiata è la cosiddetta Tomba IV, che il Gervasio, eminente archeologo, fa risalire all'epoca corinzia.

Rinvenuta in località Calcaro in occasione degli scavi per il nuovo cimitero, la tomba IV rappresenta un documento particolarmente significativo nella ricostruzione della nostra storia, in quanto attesta, insieme ad altri ritrovamenti, la presenza di una comunità che intratteneva scambi commerciali con il mondo greco. Il sarcofago in tufo conteneva il cadavere rannicchiato su un fianco di un guerriero indigeno di rango principesco, come dimostra la qualità del corredo funerario ora esposto nel museo archeologico di Bari. Sono stati ritrovati numerosi vasi sia di importazione greca che di produzione locale, e i resti di una armatura in bronzo (lo scudo, il bracciale, due lamine ed un cinturone) decorata a sbalzo, con figure, scene di guerra, corse di quadrighe eseguite con una finissima tecnica ed in puro stile corinzio.” Così ce la descrive R. Tagarelli.

L'attuale Noicattaro, secondo alcuni studiosi di storia locale, deriverebbe da Noha o Noa, la città nuova. Questi storici, avallando una leggenda popolare, individuano la città progenitrice in un antichissimo insediamento, detto Katry. La leggendaria cittadina sarebbe stata distrutta dalle frequenti incursioni e gli abitanti sopravvissuti avrebbero in parte attraversato il mare, fondando Cattaro in Dalmazia, gli altri si sarebbero invece rifugiati nell'entroterra dove avrebbero edificato un nuovo centro abitato. Altri studiosi attribuiscono al nostro paese origini meno antiche, come riporta per esempio G. Settanni in un suo testo: ”Fino adesso, l'unico documento ufficiale in nostro possesso è costituito da una leggenda locale, secondo la quale Noja sarebbe stata fondata intorno all'VIII sec. d.C. dai profughi di Cattaro, città probabilmente esistita dalle nostre parti e, forse, distrutta dalle ripetute incursioni dei pirati saraceni. Ciò che lascia sconcertati è il suo nome uguale alla nota città posta sulla opposta sponda dalmata, con cui, secondo altre interpretazioni, avrebbe dovuto avere in passato qualche relazione diretta. Di qui il nome di Noicattaro, quale risultato della fusione dei nomi Noja e Cattaro. Fortunatamente, dopo aver scoperto alcuni documenti inediti ed averne riesaminati altri già noti, ma stranamente, o forse volutamente ignorati, credo di poter affermare senza alcun imbarazzo la totale assenza di intreccio tra le vicende della Cattaro d'oltremare, l'attuale Kotor montenegrina, e la leggendaria Cattaro pugliese, che, secondo la tradizione popolare nojana, avrebbe dato origina a Noja, oggi Noicattaro.”

tomba_4_640x300-1_copy

Tuttavia è inconfutabile che questo paese abbia avuto una sua vita intensa sin dalle epoche antiche; inoltre tutte le notizie storiche di Noicattaro risultano riportate dalla tradizione orale o frammentariamente raccolte da fonti indirette, essendo andata distrutta gran parte degli archivi locali, come ci dice S. Tagarelli :”Il paese nel 1815 fu afflitto da una feroce epidemia di peste bubbonica che falciò a centinaia le vite umane. Tra le misure igieniche precauzionali contro il diffondersi del contagio, per un'ordinanza emanata da Ferdinando di Borbone, un fuoco purificatore arse tutte le cose degli infelici superstiti e quindi molta della loro storia documentata.”

Nei successivi articoli intendo continuare e approfondire la storia archeologica del nostro territorio.

Bibliografia


F. Biancofiore “La comunità neolitica di cala Colombo presso Torre a Mare (Ba)”, arch. Di Storia Patria per la Puglia, XLII, Bari, 1977

F. Biancofiore “Note di antropologia economica delle comunità neolitiche della Puglia centro-settentrionale”, in atti del V Conv. Sulla Preistoria e Protostoria e Storia della Daunia, San Severo, 1983.

F. Biancofiore, D. Coppola “Scamuso per la storia delle comunità umane tra il IV e il III millennio nel basso adriatico” Roma, 1997

M. Gervasio “Bronzi arcaici e ceramica geometrica nel museo di Bari” Bari, 1921

D. Didonna "Carta Archeologica del territorio di Rutigliano", Rutigliano, 2008

M. Sforza “Frammenti di storia Nojana” Noja edizioni 2P

A. Riccardi “Noicattaro (Bari), Calcaro”, in Taras, VII, 1-2, 1987

V. Roppo “Noa-Memorie storiche del comune di Noicattaro”, Noicattaro 1927

G. Settanni “Noicattaro e Kotor. Storia di un rapporto solo leggendario” Fasano, 1997

G. Settanni “Toponomastica nojana”

S. Tagarelli “Noja. Dal mare all'entroterra” I, Castellana Grotte 1981

S. Tagarelli “Il mio paese” III (I Centenari: Celebrazioni Civiche ) Putignano, 1969

R. Tagarelli “Noicattaro”

Commenti 

 
#6 pamela 2011-01-31 22:27
io esprimo in primis un NO COMMENT....ho visto per anni il museo civico florido, ma ultimamente in declino, con i lavori di ristrutturazione poi, non ne parliamo o meglio, stendiamo un velo pietoso....ora poi per mancanza fondi ha chiuso per cui....spero davvero che quelle teche obriose un giorno vengano riempite ma, ho i miei seri dubbi...
speriamo bene...
Segnala all'amministratore
 
 
#5 Sebastiano Valerio 2011-01-31 16:13
@Santa. Per riempire quelle bachece è necessario che la Soprintendenza archeologica voglia, e non è detto che voglia, anzi è altamente improbabile(Rutigliano docet). Di qui il mio invito ad occuparci di quanto c'è ed è tenuto male, piuttosto di ciò che non c'è, sarà molto difficile che ci sia e richiederebbe onerosi investimenti, che invece impegnati altrove avrebbero una ricaduta immediata. Detto questo , ben venga, nel futuro, un tentativo, che era stato avviato per altro, di un museo civico. Mi risulta però , ma chiedo lumi a chi ha maggiori conoscenze, che i fondi siano stati tagliati a livello regionale o giù di lì.
Segnala all'amministratore
 
 
#4 licia scarpelli 2011-01-31 15:50
La crescita di un popolo e,quindi, di un paese passa attraverso la cultura e la valorizzazione della propria storia.Studiare, sapere, a volte non basta:poter guardare e ammirare pezzi del passato contribuisce a rendere più vivida e interessante la conoscenza del passato. Un museo allestito in loco, magari nel vecchio Municipio, attualmente adoperato anche per usi meno gloriosi, sarebbe il giusto riconoscimento alle nostre origini, certamente interessanti e ricche di storia.
Segnala all'amministratore
 
 
#3 Santa 2011-01-31 10:45
Vorrei dire al sig. Valerio che anche la questione del rientro dei nostri reperti è aperta, assieme alle altre due giustamente citate: qualcuno riesce a spiegare cosa ci facciano quelle bacheche (tra l'altro di dubbio gusto), che campeggiano VUOTE da tempo a rappresentare sè stesse assieme all'incompiuto, nelle sale del Palazzo della Cultura?
Segnala all'amministratore
 
 
#2 Sebastiano Valerio 2011-01-30 13:12
Ringrazio l'autore di questo articolo, che ricorda opportunamente la ricchezza di un territorio che va certamente valorizzato, ma prima di tutto difeso. E' quello che stiamo tentando di fare con la sezione della Società di Storia Patria, a cui invitiamo a partecipare tutti coloro che coltivano seriamente la memoria storica del nostro paese. In quanto al rientro dei nostri materiali, che Santa opportunamente auspica, avrei i miei dubbi, legati alle capacità che il nostro paese avrebbe di difenderli adeguatamente. Resta, certo, il problema di una politica culturale che è in sofferenza ovunque, a causa dei tagli "barbari" imposti all'intero comparto (Pompei docet). Così, prima di creare nuovi impegni, sarebbe bene difendere le situazioni aperte, come quelle della Biblioteca Comunale e dell'Archivio Storico del Comune. Comunque, contiamo presto di organizzare anche a Noicattaro la presentazione del Volume "Storia e cultura in terra di Bari", recentemente presentato a Conversano, sperando che possa diventare un momento di serena e condivisa riflessione sulle politiche culturali di Noicattaro.
Segnala all'amministratore
 
 
#1 Santa 2011-01-29 17:45
Complimenti per l'articolo, ma quando arriverà il giorno in cui vedremo finalmente "rientrare" i nostri preziosi reperti nel nostro paese? Questa era una delle tante promesse fatte in campagna elettorale.. mai mantenuta!
Segnala all'amministratore
 

ULTIMI COMMENTI