Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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CONOSCIAMO I MEDINABOX DI DANIELE DISERIO

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La musica emergente ha i suoi luoghi prediletti. Uno è sicuramente il garage, la cantina, il sottoscala dove intrattenersi in interminabili session alla ricerca del “suono”. I Medinabox, odier­ni ospiti di Barisuona, quel “box” lo portano nel nome a perenne ricordo del primo quartier generale. Un altro luogo sacro è il pub, il locale, quei pochi coraggiosi spazi privati che concedono un palco a chi propone musica inedita per permettere di farsi conoscere. Da lì nasce il Festival Pub Italia, rassegna nazionale organizzata dalla siciliana Antares, arrivata alla 7ª edizione, che due giorni fa ha iniziato la lunga marcia verso le finali nazionali (in estate a Messi­na e Milano) con le pri­me selezioni al Nordwind di Bari.

Una serata ricca di talen­to, che ha sancito il passaggio alla fase successiva de­gli Aralco e, appunto, dei Medinabox, “collettivo” reggae formato da Filomena De Leo (voce), Beppe Mar­chionna (chitarra), Ni­cola Mineccia (chitar­ra), Graziana Aceto (violino e voce), Vito Giorgio (batteria), Aldo Manbass (basso) e il nojano Daniele Diserio (tromba, nella foto ultimo alla vostra destra).

La band proseguirà il cammino verso il primo premio (3000 euro e un minitour di dieci date), in una manifestazione che gode della supervisione di artisti del calibro di Tony Esposito e Franco Fasano. Le prossime eliminatorie sono in programma all’XXL Pub di Ostuni, il 22 e 29 marzo e il 5 aprile. Ad aprile la kermesse tornerà al Nordwind. Chi volesse, invece, ascoltare i Medinabox dal vivo potrà farlo il  2 aprile a Corato al Race Café e il 6 maggio al Santo Graal di Trani. Alle nostre domande ha risposto Filomena.

Come nasce il gruppo?

“Tutto parte nel 2006 da un’i­dea di Beppe Marchion­na, autore di testi e musiche dei nostri brani. Dopo vari cambi di formazione, nel 2010 siamo arrivate io e la violinista Graziana Aceto. Quando li ho conosciuti ed ho ascoltato le canzoni, me ne sono innamorata: testi di spessore, impossibili da tenere nascosti in un cassetto. Nell’ultimo anno siamo sta­ti molto attivi: abbiamo suonato al Demodé, siamo ar­rivati secondi al Sileno Contest di Capurso. Fino alla bella serata di venerdì al Nordwind per il Festival Pub Italia”.

Come mai vi chiamate così?

“Box deriva dal luogo in cui proviamo, in un autosi­lo. Medina è il cognome del gestore ma pronunciandolo ci siamo resi conto del gioco di parole in inglese: ‘Mad in a Box’, pazzi in scatola o ‘Made in a Box’, fatti in scatola, visto che proviamo in una scatola di alluminio!”.

Come definireste il vostro genere?

“Un reggae contaminato da rock, pop, soul, folk, suo­ni mediterranei. Mischiamo i generi cercando di realizzare un reggae che definirei ‘d’autore’, perchè nei testi aleggia una poesia amara”.

Qual è il progetto che vi sta a cuore in questo momento?

“Vogliamo farci conoscere, far arrivare le nostre canzoni a quanta più gente possibile. Dobbiamo esibirci per condividere con il pubblico l’emozione da brividi che provo ogni volta che can­to questi brani. Certo tut­ti noi vorremmo registra­re un album, ma ci vuole tempo”.

Come vi proponete dal vivo?

“Ti rispondo con l’immagine di una nostra canzone, Bonita: il live è un grande circo, da cui partono suoni, sentimenti, colori, emozio­ni. Cantiamo “andiamo, signori, un misero biglietto, lasciate fuori ogni miseria e ogni dispetto” ed è ciò che promettiamo: lasciatevi andare e starete bene con noi, vogliamo farvi divertire ma anche riflettere”.

Un vantaggio e uno svantaggio del fare musica a Bari?

“Bari ti permette di frequentare tanti musicisti bravissimi e di poterti confrontare. Il problema è che in molti hanno la sensazione di aver già visto tutto. Si fanno un sacco di progetti, però si realizza molto poco perchè tra artisti c’è un pizzico di gelosia di troppo che frena a vicenda”.

C’è un gruppo barese a cui vorreste fare i complimenti?

“Si, agli U’ Papun, sono bravissimi”.

Andreste mai ad un talent show?

“Da solista ho partecipato alle selezioni, e ricordo la sensazione di partecipare ad una fiera del bestiame. Preferisco buttarmi da sola nella macelleria!”.

Internet: risorsa o minaccia?

“Risorsa: aiuta la comunicazione. Grazie ai social network in tanti ci stanno scoprendo e stabiliscono un bel rapporto con noi”.

Quale vostra canzone suggerireste ad un lettore per iniziare a conoscervi?

“Ma che rivoluzione è, una critica a chi insegue la rivoluzione ma solo a parole”.


Commenti 

 
#1 daniele 2011-04-14 16:10
Grazie di cuore a tutti voi della redazione e al carissimo carlo picca per questo meraviglioso regalo postato nel giorno del mio compleanno.
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