Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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LUTE: CONVEGNO SUI 150 ANNI UNITA' D'ITALIA, VIDEO

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Ha avuto luogo, presso la sala consiliare del comune di Noicattaro, il convegno sul tema Centocinquantenario dell’Unita’ d’Italia. La manifestazione, organizzata dalla L.U.T.E. (Libera Universita’ della Terza Eta’) di Noicattaro, faceva parte del programma per la celebrazione dell’anniversario dell’Unita’ d’Italia promossa e voluta dal commissario straordinario dott. Mario Volpe.

L’evento non ha di certo deluso le aspettative del gran numero di cittadini nojani che ha gremito la sala consiliare, colmandola di un’atmosfera confortevole e cordiale.

Ad introdurre i presenti nell’anima del convegno ci ha subito pensato il coro della L.U.T.E., il quale ha intonato l’inno di Mameli, sulle note della pianista maestro Olimpia Deleonardis e con la direzione del maestro Vito Anelli. Su un ricercato sfondo di bandiere, stendardi e quadri, le note del nostro inno hanno coinvolto tutti gli astanti, i quali, alzatisi in piedi, hanno accompagnato il coro della L.U.T.E. nell’esecuzione.

Compito del dott. Vito Pringigallo, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, quello di presentare i relatori del convegno. Pringigallo apre con la famosa frase di Massimo D’Azeglio “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani” (1861), lasciando trasparire un senso di incompletezza di un percorso di Unita’ non ancora terminato.

Questa idea di percorso viene ripresa nella prefazione della professoressa Maria Zaccaro, presidente della L.U.T.E., la quale asserisce che il risorgimento, iniziato con la formulazione dello Statuto Albertino (1848), non finisce nel 1861 con la proclamazione del Regno d’Italia, ma continua fino alla nascita della nostra attuale Costituzione (1948).

Per il Senatore Giovanni Procacci questo percorso e’ ancora aperto e capovolge poi la frase di Massimo D’Azeglio. “L’unita’ d’Italia fu invece molto sentita dai giovani” afferma l’onorevole “la cui energia fu elemento essenziale del processo di unificazione. Oggi invece i nostri giovani a 26 anni ci vengono ancora a chiedere la paghetta. Stiamo bruciando una generazione!”. Il senatore evidenzia come l’Unita’ d’Italia rappresentasse anche un processo di liberazione. “La liberta’ come valore etico. Ma cosa ce ne facciamo della liberta’ se poi non porta ad un miglioramento della vita? Liberta’ e giustizia devono andare di pari passo, non possono essere separate l’una dall’altra”.

Il professor Sebastiano Valerio, docente all’Universita’ degli Studi di Foggia, approfondisce il ruolo della cultura e della letteratura nel processo di unificazione e di identita’ nazionale. Alla domanda di Pringigallo “Si puo’ costruire un’identita’ d’Italia su Pinocchio?”, il prof. Valerio scherza “Basta che non lo si faccia sul grillo parlante”. Valerio afferma l’esistenza di una cultura italiana unitaria sin dal medioevo con i tre pilastri della nostra letteratura Dante, Petrarca e Boccaccio. L’Unita’ d’Italia si forma prima a livello culturale e poi istituzionale. E’ molto significativo infatti come la scuola italiana festeggi quest’anno i suoi 151 anni. Si fa la scuola prima di fare l’Italia”. Ecco la cultura come fattore egemonico e unitario, laddove la letteratura ha un valore civile ed educativo. “E’ un piacevole circolo virtuoso” sostiene il professore “la letteratura influenza la storia e, viceversa, la storia influenza la letteratura”. La nostra costituzione, ad esempio, non e’ altro che l’insieme del nostro patrimonio culturale e di idee accumulate nel corso dei secoli. La posizione del prof. Valerio appare critica nei confronti della crisi attuale del processo educativo e dei tagli sugli investimenti alla scuola e universita’: “La ricetta della modernita’ non e’ mai finita e non dovra’ finire mai”.

L’intervento successivo del Mons. Prof. Giuseppe Dal Ferro, presidente della Federuni, e’ incentrato su quale e’ stato e quale sara’ il ruolo dell’Italia nell’Europa. “La vita dell’uomo” esordisce il monsignore “e’ sospesa tra spazio della memoria e orizzonte dell’attesa”. La storia internazionale della nostra nazione e’ caratterizzata da forti instabilita’ e debolezze. Sin dalla sua nascita l’Italia ha dovuto fronteggiarsi con Stati europei gia’ costituiti. Il Mons. Dal Ferro dipinge una cornice storica internazionale fatta di fragilita’ e instabilita’, ricordando le due guerre mondiali, il pericolo comunista, il crollo della borsa di New York, eventi che hanno duramente provato le nazioni del mondo. L’Italia ha saputo sempre affermarsi con astuzia, tentando addirittura passi coloniali in Somalia ed in seguito in Libia. A questo punto il richiamo con gli accadimenti quotidiani attuali e’ troppo forte per essere ignorato dal monsignore. L’italia, dice, non puo’ competere con gli altri paesi del mondo in quanto a tecnologia o risorse economiche, ma puo’ avere un ruolo centrale da protagonista come riconciliatore. La posizione geografica della nostra nazione rende l’Italia il “porto d’Europa”, rappresentandola nella cultura e nella civilta’ verso quei popoli del Mediterraneo che vertono in condizioni svantaggiate e di poverta’.

Il discorso di chiusura e’ affidato al dott. Mario Volpe che nel suo intervento riporta il dibattito ad una dimensione umana e vissuta, racchiudendo in personali racconti e aneddoti di vita familiare i temi sviluppati nella serata fino ad allora toccati in maniera generale ed impersonale.

L’evento si conclude piacevolmente con l’esibizione del coro della L.U.T.E. che intona magistralmente due canti finali, tra cui il famoso Va’ Pensiero di Verdi.

Vi propongo alcuni video della serata.






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