Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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IMMIGRATI A NOICATTARO, NOI E L'INTEGRAZIONE

PAURA


il romanzo della realtà.


Il 9 maggio scorso durante il confronto tra i candidati sindaci di Noicattaro 
trasmesso in diretta web dalla nostra testata, volli porre una domanda a tutti. La domanda è la seguente: “per le strade di Noicattaro, negli ultimi anni, aumenta a dismisura la presenza di immigrati. Sono nojani anche loro, o sono un problema da estirpare o da demandare ad amministrazioni più alte?”. Non mi soffermerò sulle singole risposte, anche perché non era quello, il contenuto delle risposte, il mio obiettivo.

Ciò che più mi interessava era l’atteggiamento, la reazione epidermica a questo problema. Le singole risposte, generalmente ovvie, oscillavano dal giudizio di chi accetta la presenza degli immigrati “solo se lavorano e non delinquono”, a chi invece si pone su un piano, come dire, più evangelico e “paritario” rispetto a questo “neo” - soggetto sociale presente nel nostro piccolo feudo (soggetto, qui, privo di un racconto e privo soprattutto della possibilità di raccontarsi). In campagna elettorale, si sa, anche il dolore della gente è un elemento di propaganda. Questo -e in ciò sento tutta la mia ingenuità- è quanto ho constatato dalla freddezza, dal rigore, dalla impostazione generale delle risposte. Nella loro diversità possedevano tutte qualcosa che le accomunava.

La chiamerei presunzione, ma sarebbe presuntuoso. Parlo oltretutto di mie sensazioni. E sulle sensazioni, sulle emozioni, ciò che prevale è l’uso oggettivo e oggettivante della retorica.

E i nostri candidati, chi più chi meno, sanno parlare.

Mettiamola così: tutte le risposte erano nette. Ognuno ha risposto inflessibilmente, con la propria enciclopedia filosofica. Tutte le risposte erano una taratura di partito. Tutte le risposte, soprattutto, hanno avuto il loro applauso, ricevuto consenso, e possono dirsi praticamente “riuscite”. E l’ argomento in sé, come tutti i precedenti, è diventato un ennesimo strumento di sponsorizzazione e contrasto. Peccato che un tema del genere in tre ore di dibattito non s’era neppure lontanamente sfiorato. Questo vuol dire che tale questione non è presente né nello spazio mentale della gente (che poneva le domande), né, almeno come urgenza programmatica, nello spazio mentale dei candidati. Troppo impegnati a parlare e a chiedere di coalizioni non riuscite, di finte amicizie, di tradimenti, di debiti, di doppi stipendi? Il mio era un cinico esperimento. E nessuno, quasi neppure io, immerso e anestetizzato com’ero da quel contesto despiritualizzante, si è accorto che gli immigrati ,una diversità tra molte (avrei potuto parlare di qualsiasi minoranza e del rapporto che noi nojani abbiamo con essa) sono diventati l’ ennesima forma della stessa diatriba, perdendo ancora di più il possesso della loro identità per colpa nostra. Come in un romanzo grottesco, un romanzo della realtà, gli immigrati, i soggetti, oggettivati nella gara delle parole, sono stati piegati anch’essi al destino della spada e dello scudo. Amen.

Commenti 

 
#3 ned 2011-07-02 12:19
io per primo se si continua con questa mentalità xenofoba e razzista, una cultura mediocre, emigrerò! L'immigrazione è sempre esistita, noi tutti nel nostro albero genealogico abbiamo di sicuro un nonno che si è piazzato a Noicattaro venendo da chissà dove.
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#2 ubo 2011-07-02 11:36
Penso che l'immigrato sia una risorsa dal punto di vista umano e culturale....quando salite su un treno..e lo vedete seduto in disparte, avvicinatevi e nel più dei casi la sua sorpresa, quella che intuirete nel suo sorriso, vi riempirà il cuore..poi cominciate a parlarci e capirete, forse, la vostra fortuna. Non voglio fare il moralista...ma l'atteggiamento di rifiuto e superiorità da parte nostra, della collettività, è palese. Cominciamo a cambiare. Cominciamo a sederci accanto a loro in un treno, così "loro" non saranno più "loro".
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#1 LADY OSCAR 2011-06-30 21:40
GLI IMMIGRATI HANNO TOLTO DEL LAVORO A MOLTI NOIANI PENSATECI UN PO PRIMA DI FARLI ENTRARE NEL NOSTRO PAESE STANNO DISTRUGGENDO IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI.
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