Carmen ha 32 anni.
Alta, bionda. Occhi celesti d’acquamarina, chiara in viso, bellissima. Il suo
corpo sembra l’umana riproduzione di un violino dal profilo composto e sinuoso.
Quando cammina per la città il suo portamento è raffinato, tipico di una
donna d’altri tempi, pudica ma estremamente esperta di desideri. Tutti i
ragazzini si voltano a guardarla. Spesso le capita d’essere apostrofata con
espressioni come “abbòna!” o “la wè ‘na bòtt?”. E ad incensarla di cotanto
splendore sono soprattutto i più ricchi figli di famiglia, i giovani
cocainomani della baribene, quelli che vedete ogni venerdi sera in zone di
ricchezza circoscritta ed estremamente fighetta, col primo cocktail in mano, e
poi il secondo e così via…
Carmen ha 32 anni. Si è laureata in lettere classiche col massimo dei voti.
Ama la poesia di kavafis e ascolta le canzoni di luigi tenco.
“vedrai, vedrai, vedrai che cambierà, forse non sarà domani ma un bel giorno
cambierà”.
Sembra stupido, ma è grazie a queste parole che Carmen è riuscita sin’ora a
sopravvivere.
Si è sempre chiesta il perché di tutto questo male. Ha provato a dare la
colpa a dio. Ma poi, pensandoci, si è convinta che se un dio esiste, un dio
che sia Amore vero, un dio sciolto dalla cultura animale, quel dio la ama
sicuramente.
Carmen cammina sul lungomare, al mattino.
Scrive anche lei poesie. Guarda l’orizzonte di agosto. Chiaro che si confonde
col cielo, mentre una scia di fumo e autovetture sega il vento alle sue spalle.
Versa lacrime salate come il mare, e pensa che quelle lacrime, forse, sono così
salate perché vengono dal mare.
In silenzio, al mattino, Carmen e il mare diventano una cosa sola. Tutti e
due illuminati dal sole. Tutti e due che si confondono col cielo.
“Quando la sera me ne torno a casa non ho neanche voglia di parlare…”
Ma di notte, Carmen, è ancora là.
Con la sua aria d’angelo triste. Questa volta dà le spalle al mare. Di notte
il mare di Bari scompare dietro le spalle di Carmen. I suoi occhi sono puntati,
come obiettivi di una reflex senza fuoco, su quella schifosissima scia di
autovetture che sega il vento e l’asfalto umido e salmastro. Deve aspettare che
qualcuno, non importa chi, si fermi per affittare il suo corpo. Deve
implorare con la recita degli occhi che arrivi una rata delle sue molteplici
morti.
In quegli attimi, quando quel qualcuno scivola nella sua schiena, Carmen
chiude gli occhi e pensa al mattino, a kavafis e alla canzone di luigi tenco.
Vorrebbe un lavoro. Un lavoro vero. E soprattutto vorrebbe l’amore. Ma niente.
Perché Carmen non è ancora una donna.
E per pagarsi l’immagine fedele della sua anima, un’immagine nella quale
finalmente riconoscersi quando al mattino si sporge sullo specchio del mare,
Carmen un lavoro dovrà pur farlo. Nessun preside che si rispetti, nessuna
istituzione pedagogica, però, vorrebbe un transessuale nella prorpia scuola.
Potrebbe contagiare i ragazzi, quel mostro, o peggio far loro del male.
Allora Carmen, quei professori e quei ragazzi, può accoglierli solo tra le sue
gambe, a pagamento, nella recita del finto piacere, e non nel suo cuore e nelle
sue parole, in quel nido sincero di poesia.
E quindi, la sua nuda verità, Carmen la racconta solo al mare del mattino.
“Vedrai , vedrai, non son finito sai …non so dirti come e quando ma vedrai
che cambierà”
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Commenti
siamo a noicattaro, sveglia!! ad agosto c'è gente che invece di scrivere poesie si sveglia alle 4, prepara da mangiare per la famiglia e va in campagna!
altro che aspettare professori e presidi...
bello come stesura, ma nei contenuti ho grossi dubbi; perchè un trans si deve obbligatoriamente prostituire?
soldi facili? perchè è molto più facile vendere il corpo che l'ingegno.
e poi Credenze Popolari:
e Satana per tentare gli uomini, fece entrare nell'Eden, dalla toppa della chiave dei bellissimi corpi di donna.
e Dio nella sua magnanimità dotò l'uomo del libero arbitrio.
Allora perchè Carmen è lì lungo il mare.
COME DA REGOLAMENTO COMMENTI SI EVIDENZIA CHE NON SONO PERMESSE REGISTRAZIONI E NAVIGAZIONE TRAMITE PROXY, SI RICHIEDE QUINDI IDENTIFICAZIONE INFORMATICA
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