Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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DALLA MIA ESPERIENZA NEGLI USA

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Mi trovo ad Atlanta in Georgia, in questa città sono molto tangibili le radici puritane della cultura Americana; leggono i Vangeli e i libri di Emerson, la maggior parte della popolazione appartiene alla chiesa Battista.

Gli Americani possono essere definiti quali i “poveri di spirito” nel senso Evangelico del termine: persone genuine (se non addirittura ingenue) con un’attitudine al bene. Hanno un modo non aggressivo di vivere la loro religiosità, non hanno l'arrogante pretesa di indottrinarti ad ogni costo (come da noi), sono invece generalmente gentili e rispettosi.

La cultura Americana è una cultura allo stesso tempo generosa e sprecona, si vede che ci tengono a impressionare gli stranieri, ad aiutarli quando posso, a fare bella figura e per questo spettacolarizzano tutto al massimo.

L'America sembra un mondo costruito a misura di bambino: al centro del campus universitario, ad esempio, c'è il cinema, la sala giochi e il fast food, mangiano sempre hamburger e pizzette (come i bambini vorrebbero) e sanno cucinare bene solo dolci e dolciumi.

C'è un forte proibizionismo: fino ai 21 anni non si possono consumare alcolici, e quando arrivano a quell'età, non avendo mai imparato a gestire l'alcol combinano cazzate come dei 14enni.

Nella società si sente molto la presenza della Stato ma è molto debole il ruolo pedagogico della famiglia. In Italia è affidata alla famiglia l'educazione in materia alcolica, qui è lo Stato che regola tutto.


Ho dei dubbi sul fatto che l’America sia il paese con la più alta qualità della vita, qui ad Atlanta per esempio i parchi sono pieni di barboni per lo più afroamericani che con la crisi hanno perso tutto, e andare in giro di sera non è molto sicuro.

La città è difficilmente definibile, è molto "spread out", non esiste un centro, una piazza, un luogo comune di scambio sociale, ci sono tanti quartieri sparsi che agglomerati la costituiscono.

Ad Atlanta è possibile visitare la tomba di Martin L. King, la chiesa di cui era sacerdote, il primo stabilimento della Coca Cola, la sede della CNN e la casa della Mitchell, la scrittrice di "Via col vento".

Nell’università hanno un metodo molto d'insegnamento diverso: in Italia siamo abituati all'insegnamento accademico, alla lezione frontale e ci viene propinato il sapere enciclopedico, ci viene spiegato cosa hanno detto gli esperti riguardo ad un fenomeno culturale; qui puntano a stimolare il pensiero critico, la creatività degli studenti. Mi sembrava incredibile all'inizio che mi chiedessero di dare opinioni su poesie arabe dell'epoca pre-islamica senza averne mai studiato nulla a riguardo.

E’ un cambio di metodo che presuppone un cambio di mentalità, ma penso che si possa fare un lavoro del genere con una tradizione poetica più familiare, mentre approcciarsi al mondo Arabo con le proprie categorie mentali da occidentali potrebbe essere rischioso.

L'università Americana è molto attrezzata a livello di strutture e all'avanguardia negli strumenti ma essendo in mano ai privati è tutto un business e come in ogni business si dà spazio solo a ciò che è "profitable".

Dal punto di vista linguistico che dire... nell'università non ho mai avuto problemi a seguire le lezioni perché negli ambienti più ufficiali parlano una lingua standard e pulita; ma per la strada parlano uno slang assurdo e hanno una pronuncia che faticavo a capire all’inizio e inoltre gli afroamericani e i bianchi parlano in due maniere molto diverse.

 

Commenti 

 
#1 berny 2011-10-03 09:34
caro,, i barboni ci sono anche quì in italy sia quelli che si vedono e quelli no e anche quelli che non vuoi vedere,, qui in italy il senso della famiglia si e' perso e il governo italiano non fa' nulla,,il contrario degli u.s.a insomma scriverei per due giorni di seguito,, ma ti dico solo una cosa che quando noi italiani avremo la coerenza, la consapevolezza,l'educazione il senso di civilta 'ecc.. di non gettare le cartacce perterra allora si che potremmo parlare di differenze,,, ma adesso c'e' un abisso.........
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