Giovedì 24 Maggio 2012
   
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IL LINGUAGGIO DELLA COMUNITA' GAY E' OMOFOBO

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La parola è lo strumento comunicativo per eccellenza.


Ciò di cui non ci rendiamo conto, spesso, è di quanto essa risulti lo specchio
di verità che lucidamente non cogliamo: vere e preprie nevrosi sociali.


In ogni comunità la parola entra a far parte di un circuito che innanzitutto
rappresenta e serve l'Istituzione, sia essa uno Stato, un Clan, una
Religione.


La lingua, in ogni comunità, assume una fisionomia particolare, volta ad auto-
costruirsi assecondando la tensione all'egemonia che l'istituzione di quella
comunità ha per natura.

Per questo, per una sola lingua, esistono più linguaggi,
il linguaggio colto, ad esempio, specchio del narcisismo della classe
intellettuale.


Qui in Italia, nel mondo omosessuale, si vive uno strano paradosso. Si
combatte quotidianamente per qualcosa che il linguaggio, e non solo,

di questo stesso mondo offende: la parità, la libertà, l'integrazione.

Che vuol dire?

Innanzitutto va precisato che esiste una vera e propria comunità gay, con una
sua specifica identità di gruppo, fatta di simboli, riti, spazi fisici -e non-
di incontro, codici estetici, e con un proprio linguaggio.

Il linguaggio della comunità omosessuale è omofobo.

Non solo perchè, nella sua realtà più viscerale, quella dell'autoconfronto,
del linguaggio tra omosessuale e omosessuale, esso pare troppo spesso il
diretto riflesso del complesso di una mancata sessualità, fissazione ossessiva
sulla genitalità, rivendicata con la ludica violenza di un porno-linguaggio di
cliché.

Ma anche e soprattutto nei suoi codici "di compromesso", quegli "slogan" con
cui si cerca, per sentirsi dentro a una società, di politicizzare la propria
natura.

La formula linguistica "coming out", per esempio, è l'esatta misura espressiva
di un'esperienza traumatica, formula abitata da una semantica subdolamente
perversa e maschilista.

Sembra quasi segnalare un'ammissione, un' "esposizione"
umiliata alla società, l'auto-manifestazione di uno su tutti, che di per sé
designa una diversità sacrifica.

Il dramma è che questo linguaggio si è fossilizzato nelle nostre menti,
atrofizzandone la capacità critica, ed è ormai assunto come una scienza, una
forma irrimediabile, certa, definitiva.

Operare sul linguaggio di una comunità,
poi, è quasi impossibile, poiché determinati cambiamenti, certe innovazioni
interne alla lingua, avvengono semi-spontaneamente, e in periodi di ampia
durata.

Ciò che si può fare, però, è conoscersi, anche attraverso le proprie
parole, adoperate con inappropriata naturalezza. Usare le parole e non farsi
usare da esse.

Acquisire coscienza dei propri atti, anche linguistici, è la
prima fase per ottenere ciò che si desidera, perché vuol dire sapere ciò che si
desidera.

Commenti 

 
#10 ski 2011-12-07 14:56
il concetto è semplice: sei gay? FATTI tuoi a me non me ne IMPORTA. questione risolta
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#9 Federico Lasorella 2010-03-18 17:30
Ma nel 2010 stiamo a discutere ancora su questa tematica? Ma lasciate perdere gli omosessuali, non danno fastidio a nessuno. Però io direi che sono loro che stanno un poco esagerando, io vedo che sono loro a lanciare la tematica in giornali, show televisivi ecc. Io voglio dire che secondo la religione cattolica nel mondo dovrebbero esistere solo gli eterosessuali, quindi gli omosessuali non rispettano il ciclo della vita.
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#8 Federico Lasorella 2010-03-18 17:09
Scusate nel 2010 stiamo ancora a discutere su questa tematica? Gli omosessuali hanno una loro cultura, un loro modo di essere e lasciateli perdere. Però esprimendo un mio parere, direi che secondo la religione queste categorie di entità sessuali non dovrebbero esistere. Nella Bibbia Dio ci insegna con la storia di adamo ed eva che nel mondo c'è solo l'eterosessualità. Ma visto che stiamo in un paese laico, la Bibbia non ha valore. Quindi nessuno sta dicendo che i gay devono andarsene dall'italia, e nessuno si permette di insultarli. Io vedo che sono loro a lanciare la tematica in giornali, show televisivi ecc. sono loro che si sentono attaccati. Ma chi vi attacca? Il vostro obiettivo, si capisce, è espandere la vostra entità. Ma noi siamo eterosessuali, non ci interessa, grazie..... :D:D
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#7 miriana 2010-03-17 17:41
Caro Michele, non riesco a comprendere come si possa ridurre in questi termini la questione complessa del linguaggio della comunità omosessuale. Non credo si possa con la tua argomentazione fare abbastanza luce su una questione così infinitamente complessa e che richiama nozioni di scienze della comunicazione, di psicologia, delle scienze sociali e sociologiche, semiotica e quant'altro. Non è lo slogan sventolato al Gay pride che spiega il "linguaggio omosessuale" e neppure l'incontro interpersonale tra due omosessuali. E' estremamente e banalmente riduttivo. Lo slogan, il parlare per clichè, l'esprimersi con un linguaggio "impacchettato" non sono necessariamente sintomi di rassegnazione alla propria condizione come sostieni. Mai pensato che potesse essere, al contrario, un desiderio vivo di gridare agli altri, con sentimento tutt'altro che rassegnato e sofferto: "IO SONO DIVERSO DA VOI, IO NON HO PAURA DI VIVERE LIBERAMENTE LA MIA SESSUALITA', IO URLO IO MIO SLOGAN PER RIMARCARE CHE MI AMO IN VIRTU' DELLA MIA DIVERSITA'" Lo slogan, da che mondo e mondo, è il primo strumento di aggragazione comunitaria. Ovvio che poi, ciascun membro, facendo leva sulla sua unicità di individuo elaborerà un linguaggio proprio, personale che, seppur influenzato dalla comunità di riferimento, non potrà e non dovrà esaurirsi in esso.
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#6 Aurelio Mancuso 2010-03-16 18:54
Il linguaggio è sempre molto importante ed è vero che noi gay molte volte non ci accorgiamo di esser nemici di noi stessi. Parlare di omosessualità è importante come parlare di lavoro, di mancanza di spazi per la cultura, l'assenza di libertà, la non possibilità di essere autonomi dai propri genitori e così via. Si tratta di vita, di una vita difficile per tanti di noi, omosessuali ed eterosessuali, più o meno coscienti dei propri mezzi e dei propri limiti. Il linguaggio tra le persone deve essere includente, rispettoso, non permettere facili pregiudizi e codificazioni. Michele sì continua a parlare di omosessualità e se qualcuno prova fastidio dovrebbe parlarne con te e con tutti, per comprendere da cosa provenga questo suo problema. Un caro saluto
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#5 Angelo Lacalandra 2010-03-16 17:49
"Usare le parole e non farsi
usare da esse.

Acquisire coscienza dei propri atti, anche linguistici, è la
prima fase per ottenere ciò che si desidera, perché vuol dire sapere ciò che si
desidera."
hai fatto centro. :-)
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#4 Domy 2010-03-16 16:46
Forse l'autoghettizzazione è spesso inconsapevole, il linguaggio cifrato, gli atteggiamenti che tu stesso dall'"interno" critichi, caro Michele, non sono altro che una barriera,appunto inconsapevole...specialmente in questa società poco inclusiva, sempre più individualista e cinica.E' anche vero che da eterosessuale mi è difficile varcare quella linea di confine che effettivamente ci separa, quindi hai anche ragione..l'autoghettizazione è un modo in cui si possono trovare degli "spazi" ma automaticamente ne esclude dell'altri!!!
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#3 michele ciavarella 2010-03-16 16:02
caro/a mav87, ti dico la verità. il tuo commento mi preoccupa, anzi mi angoscia. sia perché si esaurisce in una banalità fine a se stessa (non apporta spunti riflessivi sul tema trattato), sia perché mi pare di intuire dalla tua firma che hai..23 anni? questo è spaventoso. è spaventoso che un mio (o una mia) coetaneo non si accorga o quantomeno non sia curioso di capire che cos'è soffrire la vita sulla propria pelle. io parlo come UOMO, di ciò che vivo, della mia realtà. e credo che questo sia il modo migliore per andare a scavare l'essenza, sotto queste impalcature di falsità , e renderla una ricchezza per tutti, GAY E NON GAY. continuerò a parlare di omosessualità, forse -me lo auguro- diventerò asfissiante, o magari non sarò letto. ma continuerò, perchè lo devo a me stesso e a chi continua a soffrire per colpa di una cultura la sua natura. perché questo è un problema sociale..e sai una cosa? è un problema tanto nostro quanto VOSTRO, di voi che NON siete omosessuali, ma, schiacciati dalla leggerezza, rifiutate, annoiati dalla vostra stessa esistenza, la possibilità di COMPRENDERE.
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#2 Annachiara 2010-03-16 00:29
Sarà pure monotematico ma non è mai scontato.
Parlo con tutto l'egoismo di cui sono capace: Michele, continua a scrivere di omosessualità, continua a fare luce su questo mondo di stereotipi e pregiudizi e fallo, se non altro, per me. Te l'ho già detto, con questo articolo, sei riuscito a mettere ordine - un ordine di cui io non ero capace - ai miei pensieri e alle mie opinioni, è stato davvero illuminante. Grazie. :-)
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#1 mav87 2010-03-15 20:56
michè....si è inceppato il disco sull'omossessualità??? e dico si...ma fai 10000 articoli tutti uguali...monotematici!!!! varia un pò...
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