Giovedì 24 Maggio 2012
   
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CHI NON HA MAI GIOCATO O’ VERRùZZELE?

GIOCO






Primavera. Prime uscite fuori porta. Una fermata ad Alberobello ed ecco, davanti alla prima bancarella, intenti a mettere a fuoco i tanti giochi nuovi e antichi: “Stè nu’ verrùzzele”, esclama il nonno.

Figli e nipotini seguono incuriositi l’indice puntato verso quella che sembra una trottola. É una trottola ma, se chiamata con il suo nomignolo, evoca gli anni ormai trascorsi quando c’era sempre qualcuno che era in grado di maneggiarlo meglio e il giro durava a lungo, pareva non dovesse cadere mai. In certi momenti era cosi perpendicolare, dopo essersi sbilanciato al momento del lancio, che sembrava un palo fermo, come se non respirasse più.

Alla fine, terminata la forza propulsiva, u’ verrùzzele crollava a terra, tramortito.

Questa trottolina è formata da un cono di legno con alla punta una specie di puntina di ferro. La superficie esterna del cono di legno è scanalata per facilitare l’avvolgimento di una cordicella che, srotolata con agilità, con abilità e, grazie ad uno ‘strappo’ netto, imprime alla trottola un veloce movimento rotatorio. Vince la gara chi riesce a far roteare la trottola per più tempo possibile, prima di stramazzare ‘esanime’ a terra.

Nei nostri paesi meridionali, questa trottolina con la cordicella si dice che sia giunta dalla penisola ellenica intorno al quarto secolo a.C., mediante le colonie della Magna Grecia, e che si sia diffusa, conservandosi quasi simile ai suoi "antenati" antichi, fino ai giorni nostri.

U’ verrùzzele è stato il passatempo che ha fatto sudare e divertire tante generazioni di giovani ma questo antico "gioco di strada", che è riuscito a sopravvivere per più di due millenni al trascorrere del tempo, è oramai diventato un semplice “ souvenir” da bancarella, attrattiva curiosa per turisti stranieri e non.

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