

BAUSTELLE: I MISTICI DELL'OCCIDENTE(2010, Warner Music)
In Italia c'è un underground musicale vivo e vegeto. Sono musicisti e scrittori italiani sottovalutati o forse semplicemente snobbati dai circuiti mediatici italiani, semplicemente perchè non “pompati” di marketing. Eppure, già a partire dagli anni '90, in questa grande nicchia vi si possono trovare diverse “specie” di musicisti italiani, spesso ispirati dalla nostra grande tradizione cantautorale, che magari oggi potrebbero essere i nuovi De Andrè o i nuovi Tenco, ma che rimangono inspiegabilmente emarginati dai principali mass media, nonostante i numerosi concerti dal vivo in giro per la Penisola. Al loro posto, labili e fugaci Star musicali, che calcano i palcoscenici per lo più televisivi, o “dinosauri” con la chitarra, che vengono celebrati come patroni assoluti del rock.
Tra le punte dell'iceberg di questa nicchia spuntano i Baustelle (Francesco Bianconi: voce, chitarre,organo – Rachele Bastreghi: voce, piano elettrico synth – Claudio Brasini: chitarre), gruppo pop-rock d'autore di Montepulciano, già attivi a partire dalla metà degli anni '90. I Mistici dell'Occidente (Warner Music, 2010) è il titolo del loro nuovo album, che segue Sussidiario illustrato della giovinezza (Edel, 2000), La moda del lento (BMG, 2003), La Malavita (Warner, 2005) e lo stupendo Amen (Warner, 2008), vincitore del Premio Tenco come miglior album del 2008. Nel mezzo, è doveroso menzionare due canzoni scritte per Irene Grandi (Bruci la Città e La Cometa di Halley presentata a Sanremo) e la composizione della colonna sonora del film Giulia non esce la sera (2008) di Giuseppe Piccioni con Valerio Mastrandrea e Valeria Golino .
I Mistici dell'Occidente è un album che segue la scia lasciata da Amen, sonoricamente ricco di fiati e a tratti anche “morriconismi”. La produzione è affidata per la prima volta a Francesco Bianconi e Pat McCarthy (già produttore dei R.E.M.) che influsice su un sonoro compatto e internazionale. La misteriosa foto di copertina già preannuncia il tema dominante dell'album, il sacro e il mistico che unisce le 12 tracce del disco. La chiara contrapposizione che si percepisce è questa: come la nostra società è cambiata, dalla santa misticità di una volta contro quella di oggi, fatta di falsi miti, commercio e consumismo esasperato, che ci porta alla fine vivere in un mondo essenzialmente triste ed inquinato.
L'indaco apre il disco, in modo lento e trasandato, descrivendo la partenze delle rondini, il passaggio di un funerale con un finale di rassegnazione e speranza che “al di là di Gibilterra ci sia un indaco mare”. Segue aggressiva San Francesco, il mistico d'occidente testimonial del messaggio baustelliano: la sacralità odierna, tesa sempre più al consumismo contrapposta al Santo d'Assisi che si spogliò dei beni materiali (sarei santo se ignorassi te). Il titolo dell'album è ripreso da I mistici dell'Occidente, con strofa molto stile De Andrè, che esorcizza i tempi d'oggi e fa raccomandazioni a chi intende inoltrarsi in città: noi ci salveremo disprezzando la realtà e questo branco di coglioni sparirà. Una simpatica ballata ci porta ne Le Rane: il ricordo di un amico di un tempo passato, di uno stagno ora sparito per dar posto ad un agriturismo. Un'ottima traccia è anche Follonica, il racconto di una stupenda spiaggia ora inquinata in cui ci si ritrovano due amanti, sei molto bella amore sei molto triste amore. Il Gli Spietati è il classico pezzo da singolo lancio del disco. Affronta il tema del fuggire, andare via dal proprio paese. Ascoltandolo mi vien in mente un'intervista di qualche anno fa di Bianconi, apparsa su You Tube, cui, schifato dalla realtà politica e culturale italiana, propose a tutti gli intellettuali italiani di andar via dal nostro Bel Paese per poi ritornare, come segno di protesta. Non mancano remind a vecchi album, con pezzi che sembrano scritti anni fa e rivisti col senno d'oggi. Si pensi ad esempio a L'estate enigmistica di chiara derivazione da Sussidiario illustrato della Giovinezza. La voce di Rachele si posa come sempre dolce sulle noti baustelliane, come ne La Bambolina, dedicata alla tante donne seminude dei cartelli commerciali, invocando il mistico per eccelenza della cultura europea: “Cristo delle peggio borgate delle vite sprecate buon Dio dell'estate accendi un bel fuoco brucia la modella smagliante sul cartello gigante e il suo triste sesso sia fine a se stesso”; e nella stupenda L'Ultima notte felice del mondo una poesia che chiude l'album dignitosamente. L'episodio che lascia più perplessi è La canzone della rivoluzione, una ballata rock 'n roll con rieccheggi litfibiani, che si discosta dal sonoro tipico dei Baustelle e che forse potevano anche evitare. Di sicuro è una delle possibili tracce a poter essere il prossimo singolo.
A mio parere questo nuovo album dei Baustelle non supera l'ottimo livello di Amen, molto più ben incentrato su varie tematiche sociali e sonoricamente innovativo ed eterogeneo. Forse le pressioni della major discografica hanno lasciato qualche segno. Ad ogni modo resta un buon disco di musica italiana che rende di sicuro soddisfatti i fans e che merita di essere ascoltato.
Per chi volesse approfondire la conoscenza dei Baustelle, consiglio di navigare sul loro myspace: http://www.myspace.com/baustellespace
Scaletta de I Mistici dell'Occidente:
1 L'indaco
2 San Francesco
3 I mistici dell'Occidente
4 Le rane
5 Gli spietati
6 Follonica
7 La canzone della rivoluzione
8 Gruopies
9 La bambolina
10 Il sottoscritto
11 L'estate enigmistica
12 L'ultima notte felice del mondo
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