Mercoledì 23 Settembre 2020
   
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“Effatà! Apriti”. E Gesù restituì la vista e l'udito al sordomuto

pagina religione

 

XXIII domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Is 35,4-7). Le parole del profeta Isaia ci raggiungono come una melodia festosa e ci contagiano. Sono parole cariche di gioia e di rinascita: l’immagine del cieco che riacquista la vita, del muto che torna a parlare e dello zoppo che salta come un cervo esprimono non solo la piena riabilitazione dalla malattia, ma sono segno dell’intervento salvifico di Dio, che crea un’umanità nuova. Anche noi ne possiamo far parte, se ci lasciamo toccare e cambiare dall’incontro personale e comunitario con il Signore, unica fonte della gioia.

Seconda Lettura (Gc 2,1-5). San Giacomo ci invita a comportarci da veri cristiani, rinunciando alla logica dei favoritismi personali, che avvelenano i rapporti con il prossimo e banalizzano la nostra fede. Come cristiani, siamo chiamati a prestare attenzione, accoglienza e aiuto concreto a chi è nel bisogno, perché Dio “da ricco che era si è fatto povero per arricchirci” (cfr. 2Cor 8,9) di umanità.

Vangelo (Mc 7,31-37). È meraviglioso l’episodio del Vangelo di oggi. Protagonista è un uomo sordomuto, chiuso nella sua incapacità di comunicare. Eppure può contare sull’aiuto di un gruppo di persone che gli vuole bene e lo accompagna all’incontro con Gesù. Il Maestro lo prende in disparte, lontano dalla folla. Questa è la prima azione. È come se Gesù dicesse: ecco, siamo soli io e te. Occhi negli occhi, cuore a cuore. Gesù non parla: sono i gesti a farlo; gesti pieni di delicatezza e di amore. Anzitutto, Egli pone le sue dita sugli orecchi del sordo, come una carezza. Poi con la saliva tocca la lingua dell’uomo. La saliva, coagulo del soffio, è richiamo dello Spirito. Infine, guardando al cielo, esclama: “Effatà! Apriti”. Come a dire: esci dalla tua solitudine, dal tuo mutismo, dal tuo silenzio. Apriti agli altri, apriti a Dio. E subito si aprono gli orecchi e si scioglie il nodo della lingua. Prima gli orecchi, perché sa parlare solo chi sa ascoltare. Scopriamo così che la prima missione del cristiano è aprirsi all’ascolto. Senza di esso non c’è parola vera.

A cura di Piero Dell’Edera

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