Mercoledì 23 Settembre 2020
   
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Gesù interroga i suoi: “Voi chi dite che io sia?”

pagina religione

 

XXIV domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Is 50, 5-9a). Il profeta Isaia ci presenta la figura del servo sofferente, che sopporta nella sua carne dolori, insulti e umiliazioni, ma che trova nel Signore la forza per superarli. Egli prefigura Cristo, il quale affronterà la Passione e la Croce per compiere la sua missione, e che, “dopo il suo intimo tormento vedrà la luce” (Is 53,7-12).

Seconda Lettura (Gc 2, 14-18). San Giacomo ci sprona ad avere una fede sincera in Dio; una fede non basata solamente sulle parole, sulle preghiere e sui buoni propositi che tante volte restano tali, ma sulle opere concrete. La contemplazione del mistero di Dio deve tradursi in azione, e il cristiano è chiamato ad essere “contemplattivo”, secondo la felice espressione di don Tonino Bello. Accogliere chi è straniero, visitare i carcerati e gli ammalati, donare tempo ed energie al prossimo vale quanto una lunga litania di preghiere.

Vangelo (Mc 8, 27-35). Sono due le domande sulle quali si regge il brano evangelico di questa domenica. La prima: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?” Risposta: “Dicono che sei un profeta come Elia o come il Battista”. Dicono…Gesù non si sofferma su queste risposte, anche perché la verità non risiede nei sondaggi d’opinione. Egli va oltre e pone la grande domanda: “Voi chi dite che io sia?”. È come se Egli chiedesse a ciascuno di noi: “Tu, con il tuo cuore, con la tua storia, con le tue fragilità, sì, proprio tu, cosa dici di me?” Qui non servono risposte pronte e neppure frasi da catechismo. Serve la nostra fede! E la risposta, improvvisa e precisa, giunge da Pietro: “Tu sei il Cristo”. Non più una risposta fondata sul ‘si dice’, ma su una certezza: sì, io ti ho incontrato e so chi sei! Ma neppure questo basta. Perché Gesù comincia a parlare della sua Passione, delle sue sofferenze. E Pietro si ribella, come ci ribelliamo anche noi: un Dio che patisce non è ciò che ci aspettiamo. Ci colpiscono gli insegnamenti di Gesù; ci entusiasma vedere i grandi segni che compie; ci intenerisce il suo volto pieno di compassione…ma la croce no! Se potessimo, strapperemmo le pagine del Vangelo che fanno riferimento alla Passione. Eppure la croce è il luogo sul quale Cristo diviene Amore fino alla fine. Un Amore crocifisso e disarmato. A noi la scelta. Vogliamo seguire Cristo? Accogliamo la logica della croce, che è logica di donazione, di servizio umile e silenzioso, di ingratitudine…ma è l’unica strada che fa fiorire sul serio la nostra vita. Impariamo a contemplarla non come il luogo sul quale Cristo è stato sconfitto, ma semplicemente come la ‘collocazione provvisoria’ (è sempre una espressione di don Tonino Bello) sulla quale Egli è confitto per la nostra salvezza. Per Crucem ad lucem! Attraverso la Croce si giunge alla luce.

A cura di Piero Dell’Edera

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