Mercoledì 23 Settembre 2020
   
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“Vendi quello che hai e seguimi”. Ma per il giovane ricco era troppo

pagina religione

 

VIII domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Sap 7,7-11). È meraviglioso il discorso sulla sapienza posto sulle labbra di Salomone, il re che aveva chiesto a Dio il dono di un cuore docile, cioè capace di ascolto (cfr. 1Re 3,5.9). È meraviglioso perché la sapienza viene considerata superiore per valore alle ricchezze e addirittura alla salute. Dovremmo imparare anche noi a pregare il Signore per questo dono: servirebbe tanto alla nostra società, che spesso appare ‘insipida’ e sbiadita.

Seconda Lettura (Eb 4,12-13). L’autore sacro descrive la potenza e la bellezza della Parola di Dio, attraverso cinque aggettivi. Essa è viva, perché è la Parola di vita eterna; efficace, perché tutto quello che dice realizza (si dice che è una parola “performativa”); tagliente come la spada; è una Parola che scruta, perché sa leggere il cuore dell’uomo. Ecco: la Parola rappresenta l’agire di Dio nella nostra vita.

Vangelo (Mc 10,17-30). Il Vangelo di oggi si apre con una domanda seria e importante: “Maestro, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. A porla è un giovane ricco e senza nome, immagine di tutti noi, che cerchiamo inquieti la vera felicità. La risposta di Gesù è solenne, ma forse un po’ deludente perché si limita all’osservanza dei cinque Comandamenti che riguardano il prossimo con l’aggiunta di un sesto: non rubare. Ma il giovane senza nome non è soddisfatto: “Tutto questo l’osservo già! Dovrei essere felice, appagato, eppure...”. Gesù, a questo punto, lo fissa con intensità e lo ama perché vede nel suo sguardo una ricerca sincera di vita, di gioia. E dà la ricetta della vera felicità, che questa volta non è presa dalle Tavole della Legge, ma viene dalla Legge dell’Amore: “Vendi quello che hai, dallo ai poveri e segui me”. Come reagisce l’uomo? Il suo volto diventa cupo, come il cielo prima di una tempesta. Era arrivato da Gesù correndo e pieno di domande; ora va via a testa bassa e in silenzio. Perché? Perché la richiesta di Gesù è troppo difficile da mettere in pratica; il “prezzo” per la vita eterna è troppo elevato. Si tratta di “perdere” qualcosa per guadagnare il tesoro più grande: Cristo! Il giovane ricco preferisce tenere tutto per sé e finisce col chiudersi in una solitudine che rende triste la vita e accorcia gli orizzonti. Si conclude così il Vangelo? Niente affatto. Tutto è possibile per Dio. Egli ha il desiderio di moltiplicare quel poco che siamo, che abbiamo, la poca fede che dimostriamo nei Suoi confronti affinché possiamo avere un tesoro fatto di volti, di affetti e di luce. Allora potremo dire: Signore, seguirti e fidarci di te è il migliore affare della nostra vita!

A cura di Piero Dell’Edera

 

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