Mercoledì 23 Ottobre 2019
   
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“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”

pagina religione

 

XXXIII domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Dn 12,1-3). Il brano del profeta Daniele ci racconta l’apparizione dell’arcangelo Michele, che combatte contro il male. Il nome dell’arcangelo significa “Chi è come Dio?” e ci fa comprendere come al centro delle nostre scelte, del nostro modo di pensare e anche della nostra vita deve esserci esclusivamente Dio. Anche noi siamo chiamati ad affrontare un ‘combattimento’ spirituale contro tutto ciò che ci allontana dal Signore.

Seconda Lettura (Eb 10,11-14.18). Cristo è il sommo sacerdote che ha offerto la sua vita come sacrificio per la salvezza del mondo. Il suo è un sacerdozio di condivisione e di solidarietà perché, grazie alla gloria della croce e della resurrezione, ha permesso a tutti gli uomini di essere redenti.

Vangelo (Mc 13,24-32). Ci avviciniamo alla conclusione dell’anno della Chiesa e la liturgia ci invita a riflettere sulle domande fondamentali che ci portiamo dentro: “Chi siamo?”, “Da dove veniamo?”, “Dove andiamo?”. Sono domande difficili, che ci spaventano, così come ci spaventano le parole del Vangelo di oggi. Quasi ci chiediamo: ma come si fa ad accostare l’immagine delle stelle che cadono, del sole che si oscura, alla parola “Vangelo”, che - non dimentichiamolo - significa pur sempre “buona notizia”? Inoltre, se ascoltiamo i telegiornali non ci sembra che la nostra società sia pervasa da fatti positivi: è di qualche settimana fa la notizia di quel ragazzo di 28 anni ammazzato per strada a Bari senza un motivo apparente. Di fronte a storie come questa la domanda sorge spontanea: “Dove stiamo andando a finire?”. Ed ecco che in questo scenario di crisi, di angoscia, si inserisce il Vangelo, come l’unica certezza; come l’unica Parola che non vacilla. Sì, perché se è vero che il cielo e la terra sono destinati a finire, se è vero che anche noi non siamo eterni, se è vero che il mondo va a rotoli, Cristo resta come principio e fine di una umanità nuova, come l’Essenziale che dà senso al nostro cammino. Allora, coraggio! Fidiamoci di Lui! È questa la “buona notizia” che fa rifiorire le zolle oscure della nostra esistenza.

A cura di Piero Dell’Edera

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