CANFORA, UNO STORICO AL PRESIDIO DEL LIBRO
"Con la sovrana olimpicità dello storico che contempla lo snodarsi dei secoli, o dei millenni" Luciano Canfora presenta il suo ultimo libro "La natura del potere" nella suggestiva cornice dell'atrio del Palazzo della Cultura, a Noicattaro.
Giovedì 10 giugno, seduto ad un tavolo dalle memorie scolastiche, riempie d'acqua il bicchiere della sua presentatrice, la prof. Desirée Prestifilippo, per poi prendere la parola e trasportare gli ascoltatori negli snodi più importanti del rincorrersi ciclico, ma mai uguale, della storia.
Allora Pisistrato, Ippia, Pericle, Cesare, Augusto, ma anche Napoleone Bonaparte, Mussolini, Stalin e Lenin, accumunati dall'aver incarnato il potere, vengono presentati al lettore per tentare di disegnare quel quadro complesso che è la natura meno visibile del potere. Fin qui il libro sembrerebbe un semplice manuale di storia, se non fosse che, secondo Canfora "il tiranno è un'invenzione, una realtà politico-letteraria."
A dimostrarlo è quella lunga serie di tirannicidi "inutili" poiché non interrompono il processo storico-politico al cui centro si trova la figura del tiranno, anzi, talvolta lo rafforzano. Riprendendo le parole di Gramsci: "Ogni Stato è una dittatura", Canfora abolisce le formali divisioni tra democrazia e tirannide: la base comune è un'elite dominante che, quando è al riparo da possibili scosse, mantiene i sistemi democratici, diversamente accantona tali esteriorità e rende palese la forza su cui ogni stato si fonda.
"I sistemi parlamentari-elettivi, definiti brachilogicamente democratici, si basano, pertanto, su di una duplicità di piani": sul palco del teatro fa la sua comparsa la "macchina politica" per mobilitare al massimo l'attenzione e le passioni, mentre nel retroscena il potere reale, quello sottratto a ogni controllo democratico, si realizza. Le elites occidentali, in particolar modo, "si sono finora rilevate le più capaci di mutare stile di comando al mutare dei rapporti di forza."
Basti osservare come "logicamente e storicamente la maggioranza è sempre diretta, guidata, ispirata da minoranze più intelligenti e attive" perciò "non esiste il regime democratico, ma esistono tanti tipi di regime democratici quanti sono i tipi di minoranze capaci di guidare le maggioranze." (Ugo Spirito)
"A noi è toccato di vederne una specialissima - fa notare Canfora- nella quale il più forte dei poteri forti retroscenici si è rivelato quello che plasma la forma mentis (e la parola stessa) dei cittadini." Le regole del gioco democratico sono semplici: nella gara elettorale vince quella delle elites che riesce a conquistare il consenso del "popolo profondo" (D'Alema), ossia quella "fascia (maggioritaria) della popolazione la cui institutio avviene prevalentemente attraverso la tv." Quindi, come disse De Gasperi tornato dagli Usa: "Chi ha in pugno questo strumento vince le elezioni."
L'Italia, in particolare, per la sua storia di frantumazione e di unificazione solo formale, è facilmente conquistabile, scrive Canfora, da un forte potere insediato al centro. La nuova e perfetta via al potere sperimentata in Italia diviene allora chiara: "un forte potentato mediatico acquisisce la maggiore fetta della Tv commerciale; 'dà la linea' a quasi tutto il resto del sistema televisivo, plasma la mente e le aspirazioni del "popolo profondo" attraverso l'intera programmazione; ottiene il consenso del suo popolo profondo e consolida il proprio potere, in un circolo virtuoso imbattibile."
Ci troviamo di fronte ad una originale e molto sofisticata "forma di fascismo" connotata da quella stessa "conquista dal centro" e dal "monopolio della parola" (intendendo per 'parola' quella monologante televisiva) del fascismo di inizio secolo.
Canfora cerca, riuscendovi, di fermare il paradosso di un potere che, pur servendosi di strumenti concreti e tangibili, è nel suo esplicarsi inconsistente e pervasivo come gas. Il risultato di questo inquinamento è una "nuova spinta all'unificazione al ribasso" una civiltà tenuta assieme, non dalle idee di giustizia, bellezza, verità, pace, convivenza di popoli, ma dalle idee di efficienza, proprietà, commercio, produzione, profitto e denaro.
L'analisi di Canfora, fedele al suo ruolo di storico, spazia dal passato al presente, ma non progetta né propone soluzione. Eppure, per via indiretta, “La natura del potere” è già la risposta ad una realtà materialista: l'attenzione rivolta all'historia, la scrittura connotata da concinnitas e humanitas ciceroniana, rappresentano di per sé un valore opposto alla superficialità di pensiero imperante.
“Inoltre - ribatte ironico Canfora alle preoccupazioni del pubblico del Presidio- nei paesi in cui la maggior parte della popolazione è povera, molto povera, il sistema democratico sembra funzionare”
Ci basterà, quindi, tornare tutti ad essere meno benestanti per poter nuovamente parlare di potere del popolo?
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Commenti
Si vota non più segretamente apponendo il proprio nome ed indirizzo sotto la scheda.Se vince la coalizione che tu hai voluto ne subisci i vantaggi e gli svantaggi .Per esempio : il governo decide di aumentare le tasse? Le paghi tu.Fanno un condono? Ne usufruisci tu.Alla fine dei cinque anni si tirano le somme. E chi non vota? Paga sempre.
Allora si che la politica interesserebbe a tutti !
Ciao.
NON E' IL CASO DI NOICATTARO DOVE IL BIGOTTISMO, CINISMO, LA VOLGARITA', L'ONNIPOTENZA DELL'ESSERE, L'IGNORANZA E L'UVA DA TAVOLA HANNO RESO LA NOSTRA CITTADINA UNICA NEL SUO GENERE, OVVEROSIA POCO DEMOCRATICA.
se si deve parlare di democrazia è necessario prima di ogni altra cosa parlare di cio?
per il resto bella esposizione.