Mercoledì 23 Ottobre 2019
   
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“Perché mi cercavate? Devo occuparmi delle cose del Padre”

pagina religione

 

Santa Famiglia di Nazareth. Prima Lettura (1Sam 1,20-22.24-28). Ascoltiamo oggi un brano meraviglioso: la nascita di Samuele, accolto da Anna e da Elkanà come un dono grandissimo venuto dall’alto. Un dono lungamente atteso, desiderato ardentemente e ora restituito al Signore: il figlio viene offerto perché appartiene a Dio.

Seconda Lettura (1Gv 3,1-2.21-24). San Giovanni ci ricorda la nostra identità: siamo figli di Dio. Ma in cosa consiste questa figliolanza divina? In due cose: credere in Gesù Cristo e crescere nell’amore fraterno, che è la via preferenziale attraverso la quale il Verbo si incarna.

Vangelo (Lc 2,41-52). La luce si irradia dal Bambino deposto nella mangiatoia fino ai suoi genitori. E così la domenica successiva al Natale celebriamo la Santa Famiglia di Nazareth, modello per le nostre famiglie. Apparentemente potremmo pensare che la Santità di questa famiglia sia esente dalle difficoltà, dalle amarezze della vita e dalle incomprensioni, ma se leggiamo con attenzione il brano evangelico odierno ci rendiamo conto che non è affatto così. Infatti, al centro del Vangelo troviamo proprio l’angoscia di Maria e Giuseppe per aver smarrito Gesù ormai adolescente a Gerusalemme e lo stupore misto all’incomprensione per la sapienza che esce dalla sua bocca nella disputa coi dottori della Legge. C’è poi quella frase un po’ strana con la quale Gesù risponde a sua madre: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Queste parole fanno intuire che esiste un progetto grande voluto da Dio Padre; un progetto che parte da lontano e che passa per Betlemme, fino ad arrivare sulla Croce. Sì! Quel figlio si “perderà” di nuovo nella non-parola della morte e sarà “ritrovato” risorto dopo tre giorni. E Maria sperimenterà di nuovo l’angoscia e il dolore. Per ora Gesù torna coi suoi genitori e sta loro sottomesso. Respira l’aria buona della sua famiglia e impara dai suoi genitori a diventare uomo. I dottori della Legge, infatti, saranno pure maestri del sapere, ma per il piccolo Gesù Maria e Giuseppe sono maestri di vita. Rendiamo grazie a Dio per il dono dei genitori!

A cura di Piero Dell’Edera

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