Mercoledì 23 Ottobre 2019
   
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Le Nozze di Cana, e Gesù trasforma l’acqua in vino

pagina religione

 

Seconda domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Is 62,1-5). Il profeta Isaia descrive il legame tra il Signore e il suo popolo attraverso l’immagine delle nozze, che creano un’identità nuova, facendo passare da una situazione di aridità e di tristezza, alla gioia senza fine. Il contesto in cui si situa questo brano è quello dell’esilio del popolo d’Israele a Babilonia, a causa del quale Gerusalemme e il Tempio erano stati distrutti. Ma il Signore non abbandona le sue creature! L’alleanza stabilita sul Sinai per mezzo di Mosè tornerà a farsi sentire più viva e più forte e assumerà i tratti di una magnifica festa di nozze.

Seconda Lettura (1Cor 12,4-11). San Paolo ci parla dei “carismi”, doni gratuiti e preziosi che lo Spirito Santo fa a ciascuno di noi. Sono diversi, ma ciascuno di essi è fondamentale per arricchire la comunità. L’invito è a mettere questi doni a disposizione di tutti, senza chiudersi nell’egoismo. Attraverso di essi, infatti, risalta l’unicità che ciascuno di noi ha agli occhi di Dio.

Vangelo (Gv 2,1-11). Il brano del Vangelo di oggi lo conosciamo bene. Chissà quante volte lo abbiamo ascoltato, specialmente durante la celebrazione dei matrimoni. È il primo dei sette “segni” compiuti da Gesù nel Vangelo di Giovanni, sette come la pienezza, come i giorni della settimana. Segni, dunque, che portano una nuova linfa vitale nel cuore dell’uomo. Al centro del brano odierno vi è una festa di nozze che rischia di finire male, a motivo dell’assenza del vino. Di quale matrimonio si parla, però? Di quello contratto da Dio con Israele, che appare impietrito e imperfetto, come le sei giare (non sono sette, numero della perfezione). Il popolo, infatti, vive una fede stanca, annacquata e tiepida, come accade qualche volta a noi, tutti protesi nella ricerca spasmodica del rito, ma poco attenti alla novità di Dio, che irrompe nella nostra vita a passo di danza! E chi si accorge dell’assenza del vino? È Lei, Maria, la Madre. E si becca anche la risposta non molto educata di Gesù: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Che parole misteriose! Gesù parla della sua “ora”, che si compirà sulla Croce, quando dal suo costato trafitto sgorgheranno acqua e sangue. Qui, a Cana, c’è un assaggio di quel momento, attraverso la trasformazione dell’acqua in vino; lì, sulla Croce, sarà il sangue a suggellare l’alleanza nuziale tra Cristo e la Chiesa. E ai piedi della Croce troveremo di nuovo Maria. Nel Vangelo di Giovanni la incontriamo solo due volte: a Cana e sotto la Croce. E in entrambi i momenti diventa modello di obbedienza: è la donna del “fate quello che vi dirà”.

A cura di Piero Dell’Edera

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