La domenica delle Palme ci conduce alla Settimana Santa

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Domenica delle Palme e di Passione. Prima Lettura (50,4-7). Oggi ascoltiamo una parte del Terzo Canto del Servo di Jahvé, meraviglioso testo che sembra anticipare la figura di Cristo. Ascoltando le parole del profeta Isaia, infatti, è come se ripercorressimo un tratto del racconto della Passione del Signore. Anche Lui ha presentato il dorso ai flagellatori, si è fatto umiliare e ha accettato la Croce come mezzo di salvezza per tutti.

Seconda Lettura (Fil 2,6-11). San Paolo va al cuore della nostra fede e ci parla della “kenosis”, ossia dello “svuotamento” del Cristo, il quale dal momento dell’Incarnazione e fino alla Croce ha assunto la condizione di “servo” ed è diventato simile a noi uomini in tutto, eccetto il peccato. La Croce, così, diventa il momento della sua glorificazione. Proprio quando ci sembra che il Cristo abbia raggiunto il culmine del suo annientamento, è lì che c’è la gloria. Gloria e Croce, allora, sono strettamente congiunte.

Vangelo (Lc 22,14-23,56). Porsi dinanzi al racconto della Passione, che la Liturgia ci fa ascoltare oggi nel racconto di Luca e venerdì prossimo secondo la versione di Giovanni, è difficile. Ed è soprattutto difficile commentare questo lungo brano, perché le parole, anche le più belle, le più ricercate, sbiadiscono dinanzi al Crocifisso. A me viene in mente una frase del teologo Karl Rahner, il quale diceva: “Per sapere chi sia Dio devo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce”. Osservando la Liturgia della domenica delle Palme si nota come questa frase del teologo sia disattesa: la folla strabocchevole che accoglie il Cristo all’ingresso della città di Gerusalemme svanisce ai piedi della Croce. “Da mezzogiorno alle tre”: non è soltanto l’ora delle tenebre ma è anche l’ora della solitudine del Figlio di Dio. Dove sono le folle assetate di pane e di verità? Dove sono i malati guariti? Dove i discepoli accolti e amati? Non c’è nessuno ai piedi della Croce, nel momento in cui cielo e terra si congiungono per un istante. Solo i malfattori condividono col Cristo l’atroce destino. Non è ancora una volta segno della predilezione per chi non conta nulla o ha fallito nella vita? E così il primo a fare l’ingresso nel Regno è proprio il ladrone pentito. Anche qui c’è un capovolgimento di ogni logica umana: la Misericordia crocifissa vince le nostre miserie, le “inchioda” al legno della Croce. Buona Settimana Santa!