Giovedì 18 Luglio 2019
   
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“Simone, mi ami?” Ma il discepolo di Gesù non è pronto

pagina religione

 

Terza domenica di Pasqua. Prima Lettura (At 5,27-32.40-41). Il brano degli Atti degli Apostoli ci racconta le prime difficoltà che gli apostoli incontrano a motivo della loro fede nel Risorto. Nonostante gli venga espressamente vietato di diffondere il Vangelo, loro continuano a farlo. A nulla servono i richiami e neppure la flagellazione che subiscono. Cosa li spinge a continuare ad annunciare Cristo? La risposta la da Pietro al sommo sacerdote: “Bisogna obbedire a Dio e non agli uomini”. Davvero lo Spirito Santo fa miracoli! Rende questi uomini coraggiosi.

Seconda Lettura (Ap 5,11-14). È una solenne liturgia di lode quella che l’Apocalisse ci dona oggi. Nella visione di Giovanni, infatti, si ha per protagonista Cristo, Agnello immolato per la nostra salvezza e, per questo, degno di ricevere gloria e potenza.

Vangelo (Gv 21,1-19). È un Vangelo con la retromarcia quello di oggi. Sì, perché ci racconta degli apostoli che tornano indietro, al loro lavoro di sempre. Barche, reti, lunghe notti in mezzo al mare. Tornano in mente gli stupendi versi della canzone “Pescatore” di Pierangelo Bertoli: “Pesca, forza, tira, pescatore. Pesca e non ti fermare: poco pesce nella rete, lunghi giorni in mezzo al mare…”. Si, capita questo ai discepoli, finché il Risorto non decide di apparire. E, invece di chiedere loro di inginocchiarsi davanti a Lui e di implorare il perdono per averlo tradito, si inginocchia davanti a loro e prepara da mangiare. Intorno al fuoco, in un’atmosfera di grande intimità, si svolge uno dei dialoghi più belli del Vangelo. “Simone, mi ami?”, chiede per due volte Gesù a Pietro. E lui risponde al ribasso: “Si, ti voglio bene”. Pietro usa un verbo più umile, quello dell’amicizia, forse perché si rende conto dei suoi limiti, ma Gesù non si scandalizza. E nella terza domanda si adegua al tono del suo discepolo: “Simone, mi vuoi bene?”. Che cosa straordinaria! È come se Gesù dicesse: se anche non sei pronto ad amarmi con tutto il cuore, l’anima e le forze, restami accanto come amico. Questo mi basta! È sul “ti voglio bene” che si fonda la missione di Pietro: “Pasci le mie pecore”. Questa domanda ci viene rivolta a noi e si rinnova ogni volta che il nostro volto incontra quello dell’ultimo, di chi non spera più, di chi non conta nulla. Siamo invitati a rompere la cortina dell’indifferenza per lasciare che l’Amore del Risorto parli al mondo. Ne siamo capaci?

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