“Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo”

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Ascensione del Signore. Prima Lettura (At 1,1-11). L’inizio degli Atti degli Apostoli ci presenta quasi un compendio di tutto il Tempo di Pasqua, che domenica prossima concluderemo. L’autore sacro ripercorre, infatti, le apparizioni di Gesù durante i quaranta giorni successivi alla Pasqua e conclude con l’episodio dell’Ascensione, ossia col ritorno del Cristo al Padre. Ad una lettura superficiale sembra che l’elemento dominante qui sia l’assenza, il distacco che mette un po’ di mestizia nel cuore. E, infatti, gli apostoli che se ne stanno a contemplare il cielo mentre Gesù si allontana vengono subito rimproverati: non serve contemplare il cielo con fare pensoso attendendo passivamente il ritorno glorioso del Cristo! Egli è con noi sempre.

Seconda Lettura (Eb 9,24-28;10,19-23). Apparentemente questa lettura sembra come una nota stonata nella Liturgia della Parola odierna. In realtà, se leggiamo con attenzione il brano, ci rendiamo conto di una cosa importante: il sangue di Cristo, la sua offerta compiuta una volta per tutte sulla Croce, crea una nuova modalità di accesso al Mistero di Dio. Non abbiamo più bisogno di segni straordinari per “vedere” il Signore: Egli si rende presente in ogni liturgia col dono della Parola, dell’Eucaristia e dello Spirito Santo.

Vangelo (Lc 24,46-53). Il Vangelo dell’Ascensione lo conosciamo tutti quasi a memoria. Tuttavia, un po’ come accade con gli episodi noti, si corre il rischio di fermarsi in superficie senza cogliere la ricchezza e la profondità di cui esso è portatore. Vorrei soffermarmi su un gesto che il Maestro compie prima di salire al cielo: “Alzate le mani, li benediceva”. Ecco l’ultima immagine di Gesù. Quella benedizione è la sua parola definitiva sull’uomo. Egli dice a ciascuno di noi: “Tu mi piaci così come sei, coi tuoi limiti, coi tuoi difetti e coi tuoi pregi. Io dico bene di te”. Quella benedizione non è semplicemente un atto formale, un rituale. No, essa indica una forza vitale che, entrando in noi, ci dona forza e gioia. E, infatti, i discepoli tornano a Gerusalemme pieni di gioia, nonostante il Cristo sia tornato al cielo. Dove trovare il Cristo? Nella bellezza del creato, nell’armonia della musica e della danza, negli occhi di chi chiede aiuto, nelle mani protese nel gesto del dono. Ecco: Egli è con noi. Anzi, è in noi!