Mercoledì 23 Settembre 2020
   
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Gesù interroga i suoi discepoli: “Ma voi, chi dite che io sia?”

pagina religione

 

Dodicesima domenica del Tempo Ordinario. Prima lettura (Zc 12,10-11;13,1). Il profeta Zaccaria invita gli Israeliti a tornare a Dio da cui si sono allontanati. Questo comportamento ha avuto come conseguenza la morte di un uomo - che assume i tratti del Servo di Jahvé - condannato per la sua fedeltà a Dio. Il rinnovamento del popolo è il frutto dell’intervento di Dio, che ama le sue creature e non vuole che nulla di quanto ha creato vada perduto.

Seconda Lettura (Gal 3,26-29). San Paolo riflette sulla relazione che esiste tra noi e Cristo e che si realizza attraverso il Battesimo, col quale siamo stati innestati in Lui come il tralcio alla vite (cfr Gv 15). Tale legame annulla le differenze di razza e di cultura e ci rende fratelli.

Vangelo (Lc 9,18-24). Due domande sono al centro del Vangelo di oggi. La prima è semplice: si tratta di dar voce alle dicerie della gente su Gesù. È un po’ quello che accade nei nostri paesi, quando si chiede: “A chi appartieni?”. Quasi a voler ricostruire l’albero genealogico della persona nuova che si ha di fronte. Capita a Gesù. Chi è questo strambo Rabbì che fa i miracoli? È un profeta? È il Battista? Ognuno è pronto a dare la sua versione dei fatti. Ma, evidentemente, a Lui non interessa l’opinione un po’ superficiale della folla. Vuole sapere cosa pensano di Lui coloro che hanno lasciato tutto per seguirlo. E il momento in cui Gesù pone la seconda domanda (“Io chi sono per te?”) è cruciale: siamo sulla strada per Gerusalemme, la città della Passione, della Croce e della Resurrezione. Su questa strada polverosa giunge la risposta esatta: “Tu sei il Cristo di Dio!”. A darla è Pietro. Ma Gesù ordina severamente di tacere. Perché? Perché il rischio di annunciare un Messia “fai da te” è molto forte, ieri come oggi. Pietro - come del resto gli altri discepoli - non ha ancora compreso che credere in Cristo significa prendere la croce. Ognuno la sua, perché il progetto è unico ma ciascuno di noi, con le sue forze, coi suoi talenti, col suo stato di salute, è chiamato ad annunciare il Vangelo di cui la croce è sintesi.

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