Lunedì 21 Settembre 2020
   
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“Li inviò a due a due davanti a sé”. Annunciate il Regno di Dio

pagina religione

 

Quattordicesima domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Is 66,10-14). Isaia si rivolge al popolo d’Israele, che, rientrato dall’esilio nella sua terra, avverte la fatica del quotidiano e le difficoltà di ricostruire con pazienza tutto ciò che era andato perduto. L’oracolo del profeta vuole riaccendere la speranza e la fede. Guardando al futuro, annuncia un destino di gloria per Gerusalemme, che diventerà il centro del mondo. Ad essa giungeranno tutti i popoli per lodare il nome del Signore. Queste parole sono di grande consolazione e mostrano il volto materno di Dio: come una madre, infatti, Egli consola il suo popolo perché vuole la felicità per i suoi figli.

Seconda Lettura (Gal 6,14-18). Paolo, che credeva di poter raggiungere la salvezza grazie alla circoncisione e all’osservanza dei costumi rituali, adesso sperimenta un radicale cambiamento di vita tale che egli lo paragona alla partecipazione al mistero pasquale di Cristo; mistero di morte e di rinascita. Egli annuncia a tutti i popoli che non ha più paura di affrontare le persecuzioni, perché ormai vive proteso verso il Signore, che l’ha inondato della sua luce.

Vangelo (Lc 10,1-12.17-20). Il Vangelo di oggi ha un respiro universale. Ci parla, infatti, dell’invio di ben settantadue discepoli in tutto il mondo. Ma perché settantadue? Israele credeva che tali fossero le nazioni del mondo e ogni anno, nel tempio di Gerusalemme, si immolavano settanta buoi per la conversione dei popoli pagani. Luca, con questa sottolineatura, sta dicendo che l’annuncio del Regno di Dio è affidato a tutti, anche alle comunità di origine pagana, non solo ai dodici. Come li invia il Signore? Anzitutto, a due a due perché l’annuncio è credibile se è fonte di comunione. Non si annuncia se stessi, non si annunciano le proprie capacità, ma il Signore. E questa missione è valida ieri come oggi. Quanto è difficile annunciare Cristo! Molte volte si preferisce vivere una fede di facciata: si è cristiani quando si sta in chiesa, nel proprio gruppo. Ma, una volta varcate le soglie rassicuranti della parrocchia, ci si vergogna anche di farsi un segno di croce passando davanti a una Chiesa! Il Vangelo non ammette un simile comportamento: o lo si annuncia sempre e dovunque, o orienta le nostre scelte, oppure rischia di diventare una bella parola da usare solo per riempirsi la bocca con belle citazioni. Chi annuncia il Risorto alla maggior parte dei cristiani battezzati che la domenica diserta le Chiese? Chi riavvicina alle comunità tutti quei cristiani delusi da qualche nostro atteggiamento? Chi scuote quelli che credono di credere, ma in realtà vivono una fede “fai da te”? Io, tu, ciascuno di noi! Coraggio, allora! Facciamo nostre le parole di Paolo: “Per me il vivere è Cristo” (Fil 1,21) e lasciamo che lo Spirito del Risorto impregni di Bellezza la nostra vita.

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