Domenica 27 Settembre 2020
   
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“Marta lo ospitò. Maria si è scelta la parte migliore”

pagina religione

 

Sedicesima Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Gn 18,1-10). L’episodio delle Querce di Mamre è assai noto: il monaco russo Andrej Rublev si è ispirato proprio a questo racconto per scrivere l’icona della Santissima Trinità. Al centro del brano che la Liturgia ci dona troviamo Abramo alle prese con tre misteriosi personaggi, che, giunti alle Querce di Mamre, ricevono ospitalità dal patriarca. L’incontro si conclude con una promessa divina: nel grembo di Sara, la moglie di Abramo sterile e ormai avanti negli anni, sarebbe presto fiorita la vita. L’accoglienza del Signore rende feconda la nostra vita, come è accaduto per Abramo e Sara.

Seconda Lettura (Col 1,24-28). Paolo riflette sul dolore che caratterizza la sua vita di apostolo e, invece di disperarsi o di gettare la spugna, offre le sue sofferenze a completamento delle sofferenze di Cristo. Nella logica del Vangelo anche la notte dell’incomprensione e del dolore, se unita a Cristo, diventa forza e luce.

Vangelo (Lc 10,38-42). Eccoci dinanzi a un altro passo famoso del Vangelo: l’incontro di Gesù con le due sorelle di Betania, Marta e Maria. Entrambe sono protagoniste di un gesto simile a quello riportato dalla Prima Lettura odierna: l’accoglienza. Ma il loro modo di accogliere il Maestro è diverso: Marta è affannata nei molti servizi domestici, si preoccupa che il pranzo sia pronto, che la casa sia in ordine. Maria, invece, si siede ai piedi di Gesù e ascolta la sua Parola. È un gesto inusuale il suo: i rabbini dicevano che sarebbe stato meglio bruciare la Scrittura piuttosto che farla ascoltare a una donna! Mentalità maschilista a parte, colpisce in questo episodio il rimprovero fraterno che Gesù fa a Marta: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore”. Apparentemente sembra, infatti, che Gesù stia invitando Marta a non far nulla, a non occuparsi dei servizi, della casa. Ma, leggendo con attenzione, ci rendiamo conto che il senso del rimprovero è un altro: ciò che Gesù amorevolmente condanna è l’affanno, l’agitazione che porta Marta a fare tante cose e a non avere un po’ di tempo per fermarsi. Nella vita di fede cosa conta? Bisogna fare come Maria, ossia essere capaci di contemplazione, di ascolto; ma l’ascolto deve portarci all’azione, come fa Marta. Il cristiano, insomma, deve essere “contemplattivo”, secondo la felice intuizione di don Tonino Bello. Perché il Signore lo si serve con le labbra, con le mani giunte in preghiera, ma anche con le mani tese verso i fratelli nel gesto del dono.

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