Domenica 27 Settembre 2020
   
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“Quello che hai preparato, di chi sarà?” La vanità dell'uomo

pagina religione

 

Diciottesima Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Qo 1,2;2,21-23). “Vanità delle vanità”, con questa espressione ormai diventata famosa si apre il brano biblico di oggi. L’autore sacro ci aiuta a riflettere su una verità sconcertante: a cosa serve accumulare beni su beni se l’orizzonte della nostra vita terrena non è eterno? Certo, non siamo invitati a oziare o a vivacchiare come parassiti, ma siamo spronati a guardare alle ricchezze con occhi diversi: il denaro è uno strumento che ci serve per vivere, ma non deve essere al centro della nostra vita.

Seconda Lettura (Col 3,1-5.9-11). “Cercate le cose di lassù”. Anche S. Paolo invita i cristiani di Colossi e noi oggi a vivere da “risorti”, cioè ad avere i piedi piantati nella terra, ma il cuore libero e leggero. Leggendo questo bellissimo brano ci viene in mente un’espressione che la liturgia ci fa ripetere in ogni Messa: “In alto i nostri cuori”, dice il celebrante. E noi rispondiamo: “Sono rivolti al Signore”. Vivere come nuove creature significa avere mente e cuore rivolti a Colui che è la nostra unica ricchezza.

Vangelo (Lc 12,13-21). Una disputa sull’eredità - questione spinosa, che ancora oggi genera liti e contese in tante famiglie - apre il Vangelo di questa domenica. Gesù racconta una parabola breve ma assai efficace. Un uomo ricco ha un raccolto abbondante. Leggendo con attenzione, notiamo un particolare: non si parla di una moglie, di figli: attorno a lui c’è solo il deserto. Egli è ricco di cose ma povero di affetti e così non può essere felice. Un uomo abituato a ripetere l’aggettivo possessivo “mio” (i miei beni, i miei magazzini) rivela che il suo unico obiettivo è quello di accumulare, di possedere. Il suo cuore è attaccato ai beni. Ma quando si ragiona così si inizia a morire dentro. E infatti: “Stolto, questa notte stessa morirai!”. L’uomo è stolto non perché ricco, ma perché ha investito la sua esistenza su qualcosa che non dà la vera felicità. Ci vengono in mente le parole che papa Francesco ha pronunciato in una sua omelia: “Dietro un corteo funebre non ho mai visto un camion da traslochi”. Da cosa dipende, allora, la vera felicità? Da tre cose: dalla vita interiore (la preghiera, respiro dell’anima), dagli affetti e dalla Sorgente di acqua sempre fresca che è Dio. Concludiamo con un racconto trovato tempo fa da qualche parte: un visitatore arriva nella cella di un monaco del deserto. Conversando gli chiede: “Come mai nella tua cella hai così poche cose? Vedo solo una sedia, il letto, un tavolo e una lampada”. Il monaco gli risponde: “E tu come mai ha solo una sacca con te?” Il viaggiatore dice: “Ma perché io sono in viaggio”. “Anche io lo sono”, dice il monaco.

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