Domenica 27 Settembre 2020
   
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Gesù e l'attesa: “Anche voi tenetevi pronti”

pagina religione

 

Diciannovesima Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Sap 18,6-9). L’autore sacro fa riferimento alla notte della liberazione dalla schiavitù d’Egitto, momento culminante che ancora oggi gli Ebrei celebrano nella Pasqua. Tale “passaggio”, preannunciato ai patriarchi, rappresenta il compimento delle promesse di Dio, che non lascia mai solo il popolo, “gregge del suo pascolo” (Salmo 99). La notte diventa momento di attesa, un’attesa rischiarata dalla luce della colonna di fuoco, segno evidente della presenza del Signore.

Seconda Lettura (Eb 11,1-2.8-19). C’è un’espressione che si ripete di continuo in questo brano: “Per fede”. E quella di Abramo è una fede grande e incrollabile. Egli è un uomo realizzato quando sente la voce del Signore, che lo invita ad andare verso una terra che non conosce. Si fida di Lui e parte. Non vedrà mai la terra promessa, ma diviene il padre di tutti i cercatori di Dio.

Vangelo (Lc 12,32-48). Il Vangelo di oggi ruota attorno a tre poli: il padrone, i servitori e un patrimonio da custodire. La scena si apre con il padrone che parte per un viaggio e lascia la sua casa e i beni in mano ai servi, che così ne diventano i custodi. Il brano si colora di azioni: lo stare desti, il cingersi i fianchi, l’accendersi delle lucerne, l’indossare i sandali. Quei servi vivono nell’attesa del ritorno del loro Signore. Una certezza li anima: tornerà. Sì, ma quando? E perché tarda a venire? Per farsi desiderare, per riempire di senso l’attesa, per farci provare il batticuore che fa pregustare la gioia dell’incontro. Un po’ come accade quando si attende la persona amata o quando la mamma attende suo figlio nel grembo. Quante speranze, quante paure, ma poi tutto approda alla gioia. Attendere è voce del verbo “amare”, come diceva don Tonino Bello, ma è anche un’azione che richiede tanta fede e pazienza. Il rischio è quello di decretarne l’inutilità, di non crederci più. Ma Dio viene. Come un ladro di notte, senza preavviso, rispettando un fuso orario tutto suo, che non tiene conto dei nostri orologi. Sì, perché il tempo di Dio è l’Amore e, come dice un Salmo: “Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte” (Salmo 90). Al suo ritorno ecco il cambio di prospettiva: Egli si metterà a servire l’uomo che gli è rimasto fedele. Vale la pena, allora, aspettare!

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