Domenica 27 Settembre 2020
   
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“Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”

pagina religione

 

Ventiduesima Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Sir 3,19-21.30-31). Le parole del libro del Siracide sono di una bellezza sconcertante, ma risultano anche difficili da mettere in pratica per noi, che non sappiamo neanche dove stia di casa l’umiltà. Mentre la società ci sprona alla competizione non sana, perché finalizzata al mettersi in mostra, l’autore sacro ci ricorda che Dio ama l’uomo umile, cioè colui che riconosce i propri limiti, valorizza i propri doni e soprattutto sa sperimentare la straripante grandezza con la quale Dio colma di bellezza la sua vita.

Seconda Lettura (Eb 12,18-19.22-24). L’autore della lettera agli Ebrei ci ricorda che Cristo è il mediatore tra Dio e gli uomini. Ascoltare la sua Parola, nutrirci del suo Corpo, ci avvicina a Dio e ai Santi. Anche in queste parole scorgiamo un invito a vivere la fede nel segno dell’umiltà e della riconoscenza al Padre per il dono d’amore che è il suo Figlio.

Vangelo (Lc 14,1-7-14). C’è un incrocio di sguardi al centro del Vangelo di oggi. La gente osserva Gesù, che è invitato ad un pranzo ed Egli osserva il modo che gli invitati hanno di scegliere i posti. E, naturalmente, i posti più ambiti sono i primi. Di fronte a tutto ciò, il Maestro propone una logica apparentemente sconcertante: tu va a metterti all’ultimo posto! Ma perché? Perché quello è il posto di Dio, il quale è venuto per servire e non per essere servito (cfr. Mc 10,35-45). Colui che, infatti, saprà sceglierlo sarà chiamato suo amico e potrà essere elevato alle vette più sublimi della felicità. Ma il Vangelo non finisce di stupirci oggi. Gesù, infatti, ne ha anche per chi offre il pranzo. A lui, infatti, dà un consiglio a dir poco audace: non invitare né amici, né fratelli, né vicini ricchi, ma invita poveri, zoppi, storpi, perché questi ultimi non hanno da contraccambiare. Se noi dovessimo analizzare le relazioni che viviamo, ci renderemmo conto che esse, spesso, sono viziate dalla logica del “do ut des”: ti do qualcosa perché tu devi contraccambiare. La logica di Dio è, invece, quella de “do sine des”: donare gratuitamente. Senza riserve, senza calcoli, senza aspettarsi nulla. Non è quello che accade con l’Eucaristia, banchetto della carità? Cosa possiamo offrire a Dio in cambio del suo Amore sconfinato? Nulla! Ma a Lui va bene così, poiché Egli prende il nostro niente e lo trasforma in tutto.

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