Domenica 27 Settembre 2020
   
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“Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte”

pagina religione

 

Ventiquattresima Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Es 32,7-11.13-14). Il popolo d’Israele, che ha sperimentato la grandezza del suo Signore nella liberazione dalla schiavitù d’Egitto, si dimentica di lui e preferisce costruire un vitello d’oro, al quale offre sacrifici. L’ira divina è placata dalla preghiera di intercessione di Mosè, il quale supplica Dio di non fare del male al popolo. Ed ecco la cosa meravigliosa: il Signore si pente del male che aveva minacciato di fare. Lui è capace di questo. E noi?

Seconda Lettura (1Tm,12-17). Paolo sperimenta la misericordia di Dio nella sua vita: infatti, da peccatore e da persecutore dei cristiani, diventa apostolo del Vangelo. Davvero il Signore fa cose grandi nella nostra vita, concedendo sempre una possibilità a tutti.

Vangelo (Lc 15,1-32). Il capitolo 15 di Luca rappresenta il cuore del Vangelo, perché ci rivela il volto di Dio. Gesù - ci vien detto all’inizio - accoglie i peccatori e mangia con loro. Che scandalo! Per gli scribi e i farisei tutto questo è inaccettabile: pubblicani e prostitute sono lontani da Dio e, di conseguenza, bisogna tenersi lontani da loro! Dio è nella bellezza del tempio, nello splendore dei riti, nel profumo dell’incenso, non nella vita segnata dal peccato di queste persone. Bene: Gesù capovolge questo modo di pensare e nelle tre parabole racconta che Dio è nella vita di tutti i giorni, dove c’è un uomo che soffre; Dio è nella pecora che si perde; Dio è perfino nell’inutilità di una piccola moneta che si confonde nella polvere del pavimento. Dio è il padre che ogni giorno sale sul terrazzo della sua casa per scrutare l’orizzonte, fino a quando non vede tornare il figlio minore che aveva dilapidato il patrimonio con le prostitute e si era dato alla bella vita. Tutte e tre le parabole terminano in modo autentico: c’è un approdo alla gioia che unisce Cielo E Terra, che stringe in un unico abbraccio amici e vicini. Da cosa nasce la felicità di Dio? Dal nostro cercarci e, ancora di più, dal nostro trovarci.

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