Domenica 27 Settembre 2020
   
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“Non potete servire Dio e la ricchezza”

pagina religione

 

Venticinquesima Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Am 8,4-7). Le parole del profeta Amos sono molto dure: egli si scaglia contro coloro che schiacciano il povero, lo opprimono e ricorda che Dio non vuole tutto ciò. Egli non sa che farsene delle nostre preghiere, dei nostri sacrifici e delle nostre offerte se il culto per lui non si apre all’attenzione sincera verso il prossimo.

Seconda Lettura (1 Tm 2,1-8). Anche San Paolo invita tutti a vivere con un’attenzione particolare rivolta agli altri. Egli suggerisce come bisogna pregare: non solo per sé, ma anche per le necessità di tutti, potenti e umili, ricchi e indigenti. Il modello di questo modo di agire e di pensare è il Cristo, il quale sulla Croce si è donato a tutti.

Vangelo (Lc 16,1-13). Il Vangelo oggi ci sorprende: l’uomo ricco loda, infatti, il suo truffatore. Sorpreso a rubare, egli capisce che sarà licenziato e così escogita un sistema geniale: chiama le persone che hanno un debito con lui e condona una parte del debito stesso. In questa maniera egli fa un po’ come Dio nei nostri confronti, quando condona i nostri peccati e ci immette nel recinto del suo amore e della comunione con Lui. Ma così facendo, quell’amministratore dà un senso nuovo alla sua vita: da malfattore diventa benefattore. Certo, lo fa per interesse, ma - questo è innegabile - cambia la direzione del denaro: non più verso l’accumulo ma verso il dono. E Gesù ci dà ancora una volta un’indicazione molto precisa su come dobbiamo vivere la nostra vita: il denaro è un mezzo che ci serve per vivere. Facciamo attenzione a non renderlo l’idolo al quale immolare tutto, compresa la nostra dignità. Coltiviamo, piuttosto, i rapporti con gli altri e impegniamoci a considerare Dio come l’unica nostra ricchezza. L’amicizia sincera verso Dio e i fratelli spalancherà per noi le porte del cielo.

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