Giovedì 13 Agosto 2020
   
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“Tu chiami per nome i tuoi poveri”. La parabola

pagina religione

 

Ventiseiesima Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Am 6,1,4-7). Il profeta Amos lancia parole di fuoco contro gli “spensierati di Sion”, ossia contro la classe dirigente d’Israele che, sicura negli agi e nei piaceri, si gode la vita disinteressandosi di tutto e di tutti. Di fronte a questa situazione di forte egoismo, il profeta annuncia come catastrofe imminente la conquista nemica e l’esilio. Egli invita alla conversione, che è cambiamento del modo di pensare e di agire.

Seconda Lettura (1Tm 6,11-16). San Paolo esorta Timoteo a vivere una vita coerente, improntata sulle virtù teologali: la fede, la speranza e la carità. Tutto questo si regge su due verbi: “conservare” la fede ricevuta per poterla “trasmettere” agli altri.

Vangelo (Lc 16,19-31). La parabola del ricco e del povero Lazzaro la conosciamo tutti bene. Anzitutto notiamo una cosa: l’uomo ricco non ha un nome, mentre il povero sì: Lazzaro è lo stesso nome dell’amico di Gesù. E questo ci fa comprendere che i poveri sono nel cuore di Dio. Entrambi i protagonisti della parabola vanno incontro alla morte. Il ricco va all’inferno e il povero in paradiso. Qual è la colpa dell’uomo ricco? Non il possedere ricchezze o il vivere nell’agio, ma la sua indifferenza verso il prossimo. Scopriamo una verità che spesso ci sfugge: l’inferno o il paradiso ce li guadagniamo qui in terra. L’inferno che cos’è, se non la conseguenza delle nostre scelte senza cuore? Il miracolo più grande che siamo chiamati a compiere nella nostra vita è ascoltare il grido dei poveri, ricordando le parole di Gesù: “Qualsiasi cosa avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatta a me” (cfr. Mt 25,31). Cerchiamo Dio? Desideriamo trovarlo? La strada ce l’ha indicata lui stessa e incrocia obbligatoriamente lo sguardo dei poveri, dei dimenticati, degli esclusi. Che ci piaccia o no.

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