Giovedì 13 Agosto 2020
   
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“Se aveste fede quanto un granellino di senapa…”

pagina religione

 

Ventisettesima Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Ab 1,2-3;2,2-4). Le parole che il profeta Abacuc pronuncia rivelano l’efficacia della fede nella vita quotidiana delle persone. Chi crede nella potenza di Dio e nella Sua presenza ed è pronto a lottare per la giustizia, non si scoraggia dinanzi alle prove che gli vengono sottoposte, ma riesce a rimanere saldo. Chi, invece, confida soltanto in se stesso, viene travolto dalle difficoltà. La fede, di cui Abacuc parla, indica l’appoggiarsi a Jahvé, roccia della nostra salvezza.

Seconda Lettura (2Tm1,6-8.13-14). Anche S. Paolo ci parla della fede. Egli, rivolgendosi a Timoteo, lo invita a ravvivare il dono della fede ricevuto attraverso l’imposizione delle mani. Queste parole non sono rivolte soltanto a chi nella Chiesa ha delle responsabilità (papi, vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi), ma sono per tutti noi: infatti, mediante il Battesimo e la Cresima, abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, che è forza e luce per la nostra vita.

Vangelo (Lc 17,5-10). “Accresci in noi la fede!”: è questa la richiesta che i discepoli fanno a Gesù. Una richiesta apparentemente strana, se consideriamo il fatto che avevano la fortuna di ascoltare la Sua parola, di vedere i grandi segni che compiva con le sue mani, eppure chiedono un supplemento di fede. Perché? Perché abbiamo tutti quanti bisogno di fidarci di qualcuno in questa vita. Dai nostri genitori, ai nostri amici. Senza fiducia non c’è vita! E cosa risponde Gesù? Invita i suoi discepoli e noi ad aver fede “quanto un granellino di senapa”. Un granellino microscopico, capace però di dare vita a un albero grande e forte. Ecco la fede: un atto di umiltà, è un aggrapparsi al Signore, l’unico che può fare cose grandi nella nostra vita, come canta Maria nel Magnificat: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Lc 1,46-55). Non serve a nulla una fede superba, spavalda, di chi crede di possedere la verità nelle proprie tasche. C’è però un’espressione in questo brano che ci lascia perplessi: “…dite: siamo servi inutili”. L’aggettivo “inutile” in italiano significa: “che non serve a niente, incapace”. Ma non è quello che Gesù vuole dirci. Il servo inutile è chi non si aspetta un utile, chi non ricerca un vantaggio per quello che fa. Scriveva Madre Teresa di Calcutta: “Nel servizio non contano i risultati, ma quanto amore metti in ciò che fai”.

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