Lunedì 21 Settembre 2020
   
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“Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui”

pagina religione

 

Ventinovesima Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Es 17,8-13). L’episodio raccontatoci vuole sottolineare la forza della preghiera e anche la necessità che essa sia insistente. Le mani alzate di Mosè, sostenute da Aronne e Cur, fanno sì che Israele riesca a sconfiggere Amalèk. Cosa ci insegna questa pagina dell’Antico Testamento? Una cosa fondamentale: quando ci si impegna a fondo in quei valori di cui Dio è garante, Egli non lascia soli amici. La vittoria che il popolo ottiene contro il nemico è vittoria del bene sul male, della verità sulla menzogna.

Seconda Lettura (2Tm 3,14-4.2). San Paolo ci parla dell’importanza delle Sacre Scritture e sottolinea il loro valore di testi “ispirati”. Ciò significa che gli autori sono assistiti dallo Spirito che garantisce al testo sacro la verità sul piano della salvezza. Ma ciò che Paolo sottolinea è il valore della Parola come mezzo per educare, convincere e correggere. Essa è la via che ci conduce all’incontro con il Padre.

Vangelo (Lc 18,1-8). Gesù racconta una parabola incentrata sulla preghiera incessante. E per introdurci a questo argomento, ci conduce oggi alla scuola della povera vedova, che chiede con insistenza a un giudice di farle giustizia. Che bella immagine questa! Una donna dignitosa, ma fragile - perché al tempo di Gesù le vedove costituivano un anello debole della società - non si arrende all’ingiustizia, non si lascia abbattere. Se ci pensiamo bene, ciò che la donna chiede al giudice è di esercitare il proprio mestiere. Non chiede mica la luna. È quanto facciamo noi con Dio: andiamo da Lui per pregarlo. Ed “esaudirci” non è forse il Suo “mestiere”? Dobbiamo però chiederci cosa significa pregare. Perché nella nostra concezione comune pregare significa semplicemente recitare le preghiere. Evidentemente le cose non stanno così: pregare significa anzitutto ascoltare la Voce amica di Dio. Da questo ascolto nasce la fede, quella vera e profonda. Se manca la fede nelle nostre preghiere, esse risulteranno inutili. Se in esse manca l’amore sincero verso Dio, resteranno inascoltate. Pregare, allora, è come l’amore: è un’arte che si esercita ogni giorno, in ogni momento. Non solo con le parole, ma con le azioni concrete. Chiediamo al Signore di fare della nostra vita una grande preghiera: le nostre mani, il nostro cuore, le nostre labbra. Tutto sia rivolto a Lui, sorgente del nostro essere.

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