Mercoledì 23 Settembre 2020
   
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“Dio non è dei morti, ma dei viventi”

pagina religione

 

Ventiduesima Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (2 Mac 7,1-2.9-14). Il brano tratto dal secondo libro dei Maccabei ci racconta la vicenda di sette fratelli che, catturati assieme alla madre, sono costretti dal re a cibarsi della carne di maiale, animale considerato impuro dalla religione ebraica. Nonostante le lusinghe e poi le minacce del sovrano, i fratelli restano saldi nella loro fede e preferiscono morire piuttosto che rinnegarla. Colpisce la serenità con la quale affrontano il martirio e soprattutto la certezza che li porta ad andare incontro alla morte: entrare nella pienezza del Regno di Dio.

Seconda Lettura (2Ts 2,16-3,5). “Confortare” e “custodire” sono i verbi centrali delle parole che Paolo quest’oggi ci dona. Sono parole importanti per noi, chiamati a testimoniare il Vangelo non solo con le parole ma soprattutto con l’esempio e con i gesti concreti. Avere la certezza che il Signore ci custodisce come fa la mamma con i propri figli ci renderà pronti ad aprirci al suo Dono d’Amore.

Vangelo (Lc 20,27-38). Ormai ci avviciniamo alla conclusione dell’Anno Liturgico e la Parola di Dio ci fa riflettere sulle realtà ultime della nostra esistenza. Ultime non perché legate alla fine della nostra vita, ma perché legate al fine, cioè alla pienezza del nostro essere. Allora, facciamo uno sforzo per non considerare le parole del Vangelo come piene di paura, ma apriamoci all’orizzonte più vasto che è quello di Dio. Veniamo alla pagina che ci viene donata oggi: Gesù fa i conti con i sadducei, uomini che negano la risurrezione. La domanda che pongono al Maestro è chiaramente tesa a metterlo in difficoltà, ma Gesù non si lascia ingannare e, come sempre, va oltre il nostro ristretto modo di vedere le cose: se per i sadducei la sola eternità possibile è costituita dalla possibilità per una donna di generare figli, Gesù insiste su un aspetto diverso. Quelli che risorgono non prendono moglie e marito. Cosa vuol dire questo? Non significa che gli affetti non contano più nulla. Anzi, quelli che muoiono ricevono l’Amore più grande: hanno la possibilità di vedere Dio faccia a faccia. Sono immersi totalmente nell’Amore. La risurrezione non cancella l’umanità ma la trasforma. Lo affermiamo anche con le parole della liturgia: “Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta ma trasformata” (cfr. Prefazio dei Defunti I: La speranza della risurrezione in Cristo). La risurrezione, verso cui camminiamo, non farà altro che rivelare la nostra identità, che già è in noi con il Battesimo: siamo del Signore, apparteniamo a Lui. E se restiamo stretti a Lui nulla di noi andrà perduto.

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