Venerdì 22 Novembre 2019
   
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“Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”

pagina religione

 

Trentatreesima Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Ml 3,19-20). Il profeta annuncia l’avvento del giorno del Signore attraverso l’immagine del fuoco che purifica e illumina. Dio giudicherà la storia e capovolgerà le posizioni fissate dagli uomini: i superbi, cioè coloro che si sono illusi di poter fare a meno di Lui nella propria vita, bruceranno come paglia, mentre per chi si è sempre affidato al Signore, Egli sorgerà come sole di giustizia. Questa parola ci invita ad un serio esame della nostra vita: estirpiamo da noi tutto ciò che ci rende presuntuosi, avidi, egoisti e lasciamo che il Signore possa parlare al nostro cuore.

Seconda Lettura (2Ts 3,7-12). Le parola di Paolo sono di un’attualità straordinaria. L’apostolo, infatti, parla dell’importanza del lavoro ed esorta i cristiani a non vivere come dei parassiti, ossia come coloro che se ne stanno con le braccia conserte ad attendere passivamente il ritorno del Signore. Certo, noi sappiamo che Cristo - che è venuto storicamente in mezzo a noi - tornerà alla fine dei tempi. Ma come dobbiamo riempire l’attesa? Lavorando, perché in questo modo ci si guadagna da vivere decorosamente e si tutela la dignità della propria persona.

Vangelo (Lc 21,5-19). Ci sono due immagini apparentemente contrastanti nel Vangelo di oggi. Da una parte si parla di guerre, violenze, distruzioni, di templi che vengono distrutti (il tempio di Gerusalemme, luogo della Presenza di Adonai, sarà effettivamente distrutto nel 70 d.C. dall’imperatore Tito) e dall’altra c’è un’immagine che rivela la fragilità e la tenerezza assieme: “Neppure un capello del vostro capo andrà perduto”. In mezzo ci siamo noi, che ogni giorno facciamo esperienza della fragilità della terra che calpestiamo - il terremoto che non accenna a finire ne è la prova - ci siamo noi che sperimentiamo la brutale violenza a danno delle donne, dei bambini e degli anziani; che vediamo passare in Tv le immagini sconcertanti delle guerre che affliggono il nostro pianeta. I discepoli quando sentono parlare il loro Maestro in questi termini, allarmati, gli chiedono: “Quando avverrà?”. Ma Gesù non dice il “quando” ma insiste sul “come” ciascuno di noi deve camminare in questo mondo. Ecco la sua ricetta: camminare con perseveranza. Il cristiano non è colui che fugge dal mondo, che si isola perché le cose non vanno come vorrebbe, ma si prende cura delle ferite e si impegna a curarle. Ci vengono in mente le parole di una canzone di Marco Mengoni: “Mentre il mondo cade a pezzi mi allontano dagli eccessi e dalle cattive abitudini. Tornerò all’origine, torno a te, che sei per me l’essenziale”. Al di là delle guerre, dell’odio, viene un Dio che è Amore. Egli ci ripete: tu per me sei importante. E noi, come figli tra le braccia del più tenero dei Padri, ripetiamogli: Tu per me sei l’essenziale.

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