Martedì 20 Ottobre 2020
   
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Terza Domenica d’Avvento. “Sei Tu colui che deve venire?”

pagina religione

 

Terza Domenica di Avvento. Prima Lettura (Is 35,1-6.8.10). Le parole di Isaia sono piene di gioia e di speranza. Il profeta si rivolge agli israeliti, deportati in Babilonia, e li invita ad avere coraggio e fiducia nel Signore: Dio, infatti, libererà il suo popolo dall’oppressione, facendolo giungere nella terra promessa. La giustizia divina si realizzerà concretamente attraverso alcuni segni: i ciechi riacquisteranno la vista, i sordi torneranno ad udire e gli zoppi cammineranno di nuovo.

Seconda Lettura (Gc 5,7-10). San Giacomo ci invita a sperare nella venuta del Signore Gesù e ad essere pazienti. A tal proposito, egli usa l’immagine dell’agricoltore, il quale attende che i frutti della terra siano maturi prima di procedere alla raccolta. Gesù viene, anche se non conosciamo il giorno e l’ora in cui tornerà. Dobbiamo aver fede in Lui e vivere la nostra vita in pace con i nostri fratelli.

Vangelo (Mt 11,2-11). “Sei Tu colui che deve venire?”. È la domanda che Giovanni Battista - anche in questa domenica protagonista della pagina evangelica - fa giungere a Gesù per mezzo dei suoi discepoli. Dopo averci presentato domenica scorsa il Battista come un uomo fermo, duro, risoluto, oggi il Vangelo ce ne presenta i dubbi. E la sua domanda è anche la nostra: verso chi camminiamo? Verso chi tende la nostra fede? È fondata sull’incontro con il Signore o è solo frutto di una noiosa ritualità, che alla fine stanca? La cosa meravigliosa del Vangelo odierno è questa: Gesù non si scandalizza dei dubbi di Giovanni, così come accetta i nostri. Sì, perché la fede, quando è vera e sincera, prevede anche la possibilità di dubitare. L’importante è però trovare nel Signore la luce che dirada la notte del cuore; il senso del nostro camminare. E quando questo accade, la nostra vita è piena di gioia. Sì, perché essere nella gioia non significa vivere di emozioni che passano, ma significa dire: io ho incontrato il Signore! Ho trovato la mia roccia, la mia fortezza, il mio Tutto.

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