Sabato 19 Ottobre 2019
   
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Natale del Signore. “Egli è nato per noi…”

pagina religione

 

Natale del Signore. Prima Lettura (Is 52,7-10). Il profeta Isaia, con un linguaggio poetico e bellissimo, annuncia la venuta del “messaggero di Dio”, portatore di pace per tutta la terra. Nel giorno di Natale queste parole si caricano di un significato speciale: Dio, “Principe della Pace”, è con noi. Dalla mangiatoia di Betlemme fa dono a tutta l’umanità della pace e della gioia autentica. Tutta la terra può vedere la salvezza del nostro Dio!

Seconda Lettura (Eb 1,1-6). L’autore sacro ci aiuta a riflettere su una caratteristica importante del nostro Dio: il desiderio di comunicare con l’uomo. Se in passato il Signore aveva fatto sentire la sua voce attraverso i profeti - che hanno insegnato all’umanità a sperare nel Salvatore - adesso parla a noi attraverso Suo Figlio.

Vangelo (Gv 1,1-18). C’è qualcosa che ci lascia perplessi, leggendo lo straordinario inizio del Vangelo di Giovanni. Al di là delle parole un po’ complesse che l’evangelista usa per dipingere davanti ai nostri occhi l’incarnazione del Verbo, ciò che colpisce è il movimento che Dio compie per venire tra noi: egli discende. Sì, dal cielo, luogo misterioso e inaccessibile, Egli decide di calpestare la nostra umile terra per condividere tutto della nostra storia. Anche il presepe, che in questi giorni ammiriamo nelle nostre case e nelle Chiese, ci parla di piccolezza, di umiltà e di fragilità. C’è da restare perplessi: nessuno avrebbe concepito che il Figlio di Dio potesse nascere da una umilissima fanciulla di Nazareth o che, peggio ancora, potesse venire al mondo a Betlemme, un villaggio di poco conto. No! Il Figlio di Dio avrebbe dovuto esigere di più: avrebbe dovuto fare il suo ingresso trionfale, come un potente condottiero; avrebbe dovuto imporre la sua presenza su tutti; si sarebbe dovuto far conoscere e rispettare dai potenti della terra, e invece nulla. Giovanni ci dice addirittura che “venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto”. Questa espressione drammatica è il centro non solo del brano evangelico, ma di tutta la nostra fede: anche noi corriamo il rischio di non accogliere il Signore che viene. Crediamo di festeggiare il Natale perché abbiamo addobbato le nostre case, abbiamo fatto il presepe, ma poi continuiamo ad essere ostinatamente chiusi al grido dei nostri fratelli. Il Natale è la festa dell’Amore, quello vero. Un Amore che esige accoglienza sincera, superamento delle nostre chiusure. Perché Dio ci mostra il suo Volto nel volto dell’uomo. Mettiamo da parte l’immagine “sdolcinata” di questa festa e recuperiamone il senso, affinché Dio possa trovare ancora accoglienza nel “presepe” del nostro cuore. Buon Natale a tutti!

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