Sabato 19 Ottobre 2019
   
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“Ecco l’agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo”

pagina religione

 

Seconda Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Is 49,3.5-6). Il brano del profeta Isaia che la liturgia di oggi ci dona è assai prezioso. Il Signore, attraverso la figura misteriosa del Servo, svela qual è il suo sogno: ricondurre a Lui tutta l’umanità. E la via preferenziale perché questo si realizzi è la mitezza. Infatti, il Servo è un uomo pacifico, al quale non saranno risparmiate fatiche e sofferenze, ma che “dopo il suo intimo tormento vedrà la luce” (cfr. Is 53,7-11). Egli diventerà luce non solo per il popolo d’Israele ma per tutte le nazioni.

Seconda Lettura (1 Cor 1,1-3). Oggi ascoltiamo il “prescritto”, ossia l’introduzione della Lettera che Paolo scrive ai Corinzi. E qui troviamo un aggancio molto forte con il passo di Isaia, presentatoci nella Prima Lettura: come il profeta, anche Paolo chiarisce come il suo essere “apostolo di Gesù Cristo” derivi non da una sua volontà, ma dall’iniziativa di Dio, che lo ha scelto e chiamato, attirandolo nella sua Luce. Seconda indicazione molto importante: anche la comunità di Corinto, a cui egli si rivolge, non è sorta semplicemente per volere umano, ma per l’iniziativa di Dio. Ai cristiani di questa comunità, l’Apostolo si rivolge con due parole bellissime: “grazia” e “pace”. Risuona qui il saluto greco: “chaire”, “rallegrati” (è lo stesso che fiorisce sulle labbra dell’angelo al momento dell’Annunciazione) e quello ebraico “shalom”, “pace”, ad indicare la pienezza dei doni che Dio fa al suo popolo in ogni tempo.

Vangelo (Gv 1,29-34). Iniziamo il Tempo Ordinario in compagnia di Giovanni Battista, che già abbiamo incontrato nel cammino dell’Avvento. Oggi il Vangelo ci sembra suggerire l’immagine della staffetta tra il precursore e il Messia. Il tutto è condensato in un gesto semplice, ma carico di senso: il Battista indica Gesù e lo definisce “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. In quel dito puntato c’è tutta la sua missione: condurre l’umanità al Cristo. A giusta ragione potremmo definire Giovanni non solo come la “voce”, ma anche come “l’indice” rivolto a Cristo. E cosa ci dice di Lui? Lo definisce “Agnello di Dio”, ossia l’animale usato per i sacrifici. Ma qui assistiamo a un ribaltamento: il Signore non chiede più sacrifici all’uomo, ma sacrifica se stesso; non pretende la tua vita, ma offre la sua; non spezza nessuno, spezza se stesso. E Gesù-Agnello viene a togliere “il peccato del mondo”, non “i peccati”. Per l’evangelista Giovanni il peccato più grande è il non riconoscere Gesù come il Verbo fattosi carne, come la Luce che brilla per ogni uomo. Seguendo l’indice puntato del Battista, siamo costantemente chiamati a fissare il nostro sguardo, il nostro cuore, la nostra vita in Gesù per seguirlo lungo la strada fatta di amore, di servizio concreto ai fratelli.

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