Giovedì 18 Luglio 2019
   
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Gesù annuncia ai suoi discepoli le “Beatitudini”

pagina religione

 

Quarta Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Sof 2,3;3,12-13). Il profeta Sofonia invita “tutti i poveri della terra” a cercare il Signore. Cosa vuole dirci questo invito? Certamente, l’accumulo di ricchezze è qualcosa di molto negativo, perché genera tensione nella società e contribuisce ad aumentare il divario tra chi ha troppo e chi ha troppo poco. Al contrario, la povertà, intesa come la capacità di accontentarsi di quello che si ha, è la condizione necessaria per vivere nell’armonia e nella concordia, condizione necessaria trovare Dio.

Seconda Lettura (1Cor 1,26-31). Paolo, scrivendo alla comunità di Corinto, invita a riflettere su un aspetto: la salvezza non viene dalle nostre capacità umane, dalla nostra nobiltà, ossia dalla nostra posizione sociale. Essa è un dono gratuito che Dio fa all’uomo e che ha nel Crocifisso Risorto il punto centrale. Tuttavia, questo non significa che non è necessaria la collaborazione umana: essa trae la sua origine proprio in Gesù, capace di farsi servo di tutta l’umanità. La croce, allora, ci parla di amore donato, di servizio totale, ed è per l’Apostolo la forma più alta della sapienza divina.

Vangelo (Mt 5,1-12). Inizia oggi la lettura del capitolo 5° del Vangelo di Matteo, quello conosciuto come il “discorso della montagna”, perché Gesù lo pronuncia su di un monte. Questa immagine ci fa venire alla mente l’esperienza del popolo d’Israele, che aveva ricevuto proprio sull’Oreb - per mezzo di Mosè - le tavole della Torah. Il monte, dunque, è luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo. E anche nel Vangelo assistiamo a qualcosa di simile: salito sul luogo elevato, Gesù annuncia ai suoi discepoli le “Beatitudini”, che rappresentano una sorta di “programma” di felicità. È proprio questa parola - “felici”/”beati” - che risuona per nove volte sulle labbra del Maestro, a sottolineare come la Parola che Egli annuncia è promessa e certezza di felicità. È la “buona notizia” che ci raggiunge come dolce carezza sul viso nei momenti di tristezza; che spinge qualcuno a seguire Lui lasciandosi alle spalle false certezze e felicità a poco prezzo. È la “buona notizia” che - dobbiamo ammetterlo - ci lascia perplessi. Chi sono i “beati” in questo strambo programma del Maestro? I poveri, coloro che sono nel pianto, coloro che operano per la pace. Insomma, tutte categorie di “perdenti” per noi, abituati a considerare i leader politici come modelli di successo! E ci chiediamo: ma come può Gesù parlare così? La risposta ce la dà un grandissimo sacerdote, don Primo Mazzolari: “Oggi leggo le beatitudini...leggo, non predico. Le beatitudini non si predicano: non sono per gli altri. Nessuno può darle a parole. Se le predico, tutti notano che io ne sono fuori. Cristo no, lui solo parla dal di dentro di ogni beatitudine: lui povero, mite, pacifico, misericordioso, lui il percosso, il morente […]. Le parole che hanno la virtù di far piangere, o di gioia o di vergogna, non si predicano...”.

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