Sabato 19 Ottobre 2019
   
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“Così fu detto agli antichi; ma io vi dico…”

pagina religione

 

Quarta Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Sir 15,16-21). C’è un verbo meraviglioso che la pagina scelta dalla liturgia di oggi ci dona: “custodire”. È importante perché sottolinea un aspetto che quasi quasi ci sfugge. Non siamo noi a custodire la Legge del Signore imparandola a memoria o recitandola come se fosse una poesia, in cambio di favori e “strenne” dall’alto, ma è Lui, Adonai, che custodisce noi attraverso le parole della Legge. Allora comprendiamo il suo valore: non si tratta di sterili precetti, ma di parole che fanno bene alla nostra vita.

Seconda Lettura (1Cor 2,6-10). La splendida pagina di San Paolo ci invita a riflettere sul valore della Sapienza di Dio, che non è neppur lontanamente paragonabile a quella umana. Tale sapienza Paolo l’ha sperimentata sulla sua pelle nell’incontro personale con Cristo, che ha cambiato totalmente la sua vita. Una cosa è importante, e l’Apostolo la sottolinea con forza: perché la sapienza divina possa agire in noi è necessario saperla scorgere. La via che permette ciò è l’amore.

Vangelo (Mt 5,17-37). C’è una parolina che si ripete nel Vangelo odierno. È una congiunzione avversativa: “però”. Noi la utilizziamo per sminuire qualcosa. Ad esempio diciamo: “Suo figlio è bravo, però potrebbe fare di più”. È una parolina antipatica, perché indica un qualcosa che potrebbe esplodere nelle sue massime potenzialità, ma che resta inespresso, incompiuto come un’opera d’arte. Bene, anche Gesù oggi usa spesso questa parolina in riferimento alla Legge. E così nel Vangelo troviamo una frase che si ripete come un ritornello: “Fu detto agli antichi, ma io vi dico”. Che strano Gesù! Lui viene a parlarci di osservanza della Legge; proprio lui che trascura il precetto più importante per gli Ebrei: il riposo del sabato. Il problema dove sta? Sta nel considerare la Legge solo come un insieme sterile e vuoto di norme. È questo che Gesù contesta! Lui è venuto a “dare compimento” alla Legge. E qual è questo compimento? Qual è la sorgente, l’anima e la forza di questa Legge? È l’Amore. Ce lo ha ricordato anche il Siracide, nella Prima Lettura: è Dio che custodisce noi mediante la Legge.

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