Giovedì 24 Gennaio 2019
   
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“Amate i vostri nemici”. E il nostro cuore somiglierà a quello di Dio

pagina religione

 

Settima Domenica del Tempo Ordinario. Prima Lettura (Lv 19,1-2.17-18). “Siate santi”. Con queste parole si apre il brano del Levitico che la Liturgia ci dona quest’oggi. In cosa consiste la Santità? Non è qualcosa di astratto, ma si basa su azioni concrete: “non coverai odio; non ti vendicherai…”. Il centro della Santità è rintracciabile nell’amore verso il prossimo.

Seconda Lettura (1Cor13,16-23). San Paolo invita i Corinzi a ricordare che sono “tempio di Dio” e che lo Spirito abita in loro. Questo concetto è preso dall’Antico Testamento e dalla fede del popolo d’Israele, il quale credeva che il Tempio di Gerusalemme fosse il luogo della Presenza del Signore. Ora, dopo la risurrezione di Gesù, le cose cambiano: siamo noi credenti i “templi” viventi, perché abitati dallo Spirito che il Signore dona a ciascuno. In forza di questo, costruiamo la Chiesa che è “corpo di Cristo”.

Vangelo (Mt 5,38-48). Il Vangelo di oggi si pone in continuità con la Prima Lettura. Nel brano del Levitico, infatti, il Signore aveva chiesto al suo popolo di essere “Santo” (cfr. Lv 19,1). Gesù, nel Vangelo, esorta i suoi ascoltatori ad essere “perfetti come il Padre” (cfr. Mt 5,48). Santità e perfezione ci sembrano concetti difficili da realizzare nella nostra vita quotidiana. Anche perché è umanamente impossibile essere “perfetti” come il Padre. Di mezzo ci sono le nostre infedeltà, le nostre fragilità. Eppure Gesù si fida di noi al punto da suggerirci un’immagine bellissima per dirci chi è il Padre nel quale crediamo: Egli è colui che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. Meraviglioso questo! Perché getta nel nostro cuore una luce nuova e un compito entusiasmante: essere capaci di trasmettere calore e tenerezza, amicizia e conforto. Sì, il Signore ci chiede di essere capaci di “contagiare” quanti incontriamo sul nostro cammino con la “luce” della Santità che ha in Lui la sua origine e trova in Lui la sua pienezza. Questo vuol dire “amare” come Dio! Chi ama fa sempre il primo passo verso l’altro. È quanto ci ha insegnato Gesù, quando si è chinato sulle fragilità dell’uomo e soprattutto quando è salito sulla croce. Allora l’invito a “porgere l’altra guancia” non significa essere incapaci di reagire dinanzi ai soprusi, ma significa piuttosto prendere l’iniziativa decisa di riallacciare noi i rapporti, di perdonare noi per primi. Soltanto così il nostro piccolo cuore somiglierà al cuore grande di Dio.

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