DON TINO: IL "MESTIERE" DI ESSERE PARROCO

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Parte II

(Don Tino qui nella foto a sinistra, con un suo amico sacerdote)

Di fronte ai mutamenti è necessario, dunque, il discernimento comunitario, un dono che Paolo fa discendere dalla carità (cf Fil 1,9): non basta una lettura sociologica e culturale dei dati, ma occorre fare anche un’interpretazione evangelica ed ecclesiale della realtà, scrutando i segni dei tempi. Fin dal primo anno pastorale ho voluto comunicare a tutti i laici impegnati il sensus ecclesiae: i gruppi, le associazioni, la confraternita, hanno mantenuto il loro carisma in una logica di comunione, superando così la tentazione molto diffusa di “chiese parallele autoreferenziali”, esposte alla concorrenza con altri servizi e doni ecclesiali.

 

Di qui è nata in me la convinzione che la guida di una comunità non può fare a meno di progettare con l’organismo di partecipazione più rappresentativo della comunità parrocchiale. Pertanto normalmente ho abbozzato le linee programmatiche pastorali, presentandole  come oggetto di confronto e di crescita comune all’interno del consiglio pastorale parrocchiale. Così ho cercato di renderlo sempre più significativo e propositivo in modo tale che mi aiutasse a compiere analisi chiare e coraggiose sia della vita comunitaria sia dei problemi sociali.

 

Solo al termine di questo confronto c’è la consegna del progetto a tutta la comunità. La metodologia usata consiste nella formulazione di una méta pastorale generale (declinata dal progetto diocesano e supportata dai fondamenti biblico-teologici), da raggiungere tramite obiettivi intermedi legati al divenire dell’anno liturgico. Le tre commissioni catechetica/culturale, liturgica e caritativa, coordinate da un membro del Consiglio Pastorale Parrocchiale, cercano di mettere in atto le indicazioni del progetto parrocchiale nel loro ambito specifico, lavorando in sinergia e coinvolgendo tutti i gruppi esistenti in parrocchia. Infine vi è l’incontro collegiale dopo ogni tempo liturgico e alla fine dell’anno pastorale per verificare il conseguimento  o meno  degli obiettivi prefissati. Programmare e verificare (dopo aver pregato) sono i cardini essenziali intorno a cui ruota il lavoro di un consiglio pastorale e comportano strategie e procedure intelligenti, pena la superficialità, il pressappochismo, il verticismo che segnano, difatti, se non la morte, uno stato comatoso permanente del consiglio stesso.

Certo non mancano le difficoltà nell’attuazione del progetto, ma questo non costituisce un grande problema dal momento che la comunità è un popolo in cammino verso la pienezza del Regno. Sono sempre stato convinto che una comunità deve nutrirsi della Parola di Dio per poter crescere e maturare nella fede. In mezzo secolo di storia, tanta ne ha la parrocchia, vi è sempre stata l’attenzione all’esperienza di catechesi in ogni ordine e grado, ma si è avvertita la necessità di portare la Parola nelle famiglie della parrocchia attraverso iniziative popolari, come i cenacoli della Parola, l’animazione vocazionale con la collaborazione di alcune suore figlie del divino zelo, il mese di maggio, portando l’immagine della Madonna in alcune zone del territorio parrocchiale.

 

Si trattava di spingersi oltre le mura delle sagrestia e giungere a tutti coloro che erano lontani dalla vita della comunità. Infatti ho sempre considerato prioritario, nel mio ministero, fare la scelta pastorale che portasse la parrocchia tra la gente, perché la sentisse come la propria casa. All’inizio ho trovato un po’ di difficoltà tra gli operatori pastorali, ma in seguito li ho visti sempre più entusiasti nell’annunciare Cristo a più lontani. Tutto ciò ha richiesto una formazione permanente che coinvolgesse tutta la comunità: catechesi, ritiri spirituali, settimana di esercizi spirituali, corsi specifici diocesani per gli animatori della catechesi, liturgia e carità.

Così è iniziato un processo lento e graduale che ha portato i laici impegnati a riscoprire la propria vocazione e a valorizzare i vari ministeri. Certo non siamo riusciti ad arrivare a tutti, ma mi basta sapere che la gente ormai considera la nostra comunità parrocchiale “la fontana del villaggio”. Inoltre è ormai consolidata la redazione del giornalino parrocchiale Passodopopasso.

Si tratta di un giornalino bimestrale che forma e informa le gente su alcune tematiche di fede e di attualità. Abbiamo cercato di non inflazionare le liturgie eucaristiche, ma di curare meglio il linguaggio simbolico per dare a tutti  i fedeli la possibilità di comprendere il messaggio liturgico domenicale attraverso una catechesi comunitaria che ha l’anno liturgico come itinerario di fede.

Inoltre si è avvertita la necessità di formare bene i lettori attraverso un corso parrocchiale in collaborazione con l’ufficio liturgico diocesano.