Martedì 19 Novembre 2019
   
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Santamaria: “Preservata la storicità del Teatro Cittadino”

Noicattaro. teatro front

In questo secondo contributo, presentiamo la dissertazione tecnica dell’assessore Santamaria sul teatro cittadino, estrapolata dalla conferenza stampa di cui al precedente articolo.

Previo un dettagliato excursus sulla storia del teatro (nato come trappeto ipogeo dei duchi Carafa e solo successivamente divenuto teatro), l’assessore relazionante entra nel merito tecnico. “L’idea della vecchia amministrazione era quella di massimizzare il numero dei posti a sedere, denaturando tuttavia la matrice storico-lignea dei due ordini”.

Si cura di precisare. “Noi ci siamo sacrificati sulla verginità storica della ricostruzione del legno, sebbene con tale scelta si sia dovuto sacrificare il numero dei posti”. Secondo quanto affermato dal chiamato a relazionare, prevedere criteri antisismici mediante la realizzazione di un esoscheletro esterno mirato a sorreggere la parte lignea degli ordini superiori, avrebbe comportato un notevole esborso economico, dovendo tra l’altro garantire stabilità in caso di scuotimento orizzontale a ciò che era stato unicamente progettato per sorreggere pesi verticali, vale a dire quelli afferenti ai carichi delle persone sedute.

“Il vero bene per il bene è riportarne quello che racconta di storia, ma sotto una luce nuova: non sarà qualche posto in più a cambiare le sorti di un piccolo tetro”. Al teatro stesso, informa sempre l’assessore, si accederà dall'arco Santoro già restaurato, dal basolato di Palazzo Antonelli che già è pronto e dal foyer che sta realizzando l'impresa e, dunque, non più da via Carmine.

Scartata l’idea dell’esoscheletro e avvalorata quella del rispetto della verginità e della storicità, dando corpo al consolidamento statico della parte lignea e al restauro conservativo, con il procedere dei lavori sono venute fuori sia delle miniature, delle scritte sul fregio della boccascena (Dio, Patria, Famiglia) che, rimuovendo la scialbatura di calcio in volta, l’Aquila Imperiale, la Bandiera d’Italia con lo stemma dei Savoia, una lamina dorata e altro ancora.

Con la parte storica quasi del tutto restaurata, adesso non resta che curare la parte Atrio. Come successivamente riferito dal relazionante, l’iniziale progetto prevedeva una cisterna che andava solo demolita in solaio, dove si sarebbero trovati i muri d’ambito pronti a ospitare i servizi di avventori e teatranti (camerini e bagni).

Tuttavia, non essendo stato rinvenuto alcun solaio, né tantomeno alcun muro d’ambito, ma solo terrapieno, l’impresa si è vista costretta a procedere con lo scavo a mano. Poiché il progetto previsto nel definitivo risultava denaturato nella forma e nella sostanza, l’impresa si è riversata a lavorare sullo storico.

Nell’attesa, tuttavia, la stessa impresa procede con lo scavo e rinviene la vera cisterna - circa 2 per 2 metri quadrati -, cisterna a volta, in pietra, semi crollata, con solo una fila di tufi in pietra calcarea; manufatto ritenuto meritevole di attenzione dalla Sovrintendenza. Poiché la predetta cisterna è interrata, trovandosi quasi a quota del teatro, ne risulta che, evidentemente, funge da ostacolo all’intero plesso di camerini e bagni.

La soluzione escogitata consiste nel salvaguardare lo scavo archeologico afferente a tale piccola cisterna, traslando tutto di un piano su e realizzando un altro solaio, con quello che doveva essere il giardino pensile del foyer a quota zero, a costituire viceversa il piano zero di camerini, bagni e corridoi, da dove si andrà poi al vano scala che scenderà a quota teatro. Il tutto avendo cura di proteggere le pareti contermini degli edifici.

Come reso ulteriormente noto dall’assessore Santamaria, per procedere al tutto (lavori di messa in sicurezza, micropali lungo tutto il perimetro dell'edificio adiacente, solaio in rilevato e copertura del piano terra) è necessaria una somma di 220.000 euro, reperita tuttavia in bilancio e stanziata con grande sacrificio e dedizione.

Il finanziamento non mira solo all’opera fisica, alla sua ristrutturazione, - conclude l’assessore -, ma alla sua funzionalizzazione a teatro: è il sogno che diventa progetto”.

[da La Voce del Paese del 21 Aprile]

Noicattaro. conferenza teatro intero (2)

Commenti 

 
#3 Angela Mileto 2018-05-05 18:12
Condivido in pieno la scelta progettuale intrapresa...la prassi del restauro conservativo rispetta in pieno il valore storico-culturale del bene, se tale viene considerato, per cui quando è possibile è legittimo e doveroso operare in questa direzione...la preoccupazione di perdere qualche posto a sedere (creando un falso) non fa testo rispetto al recupero strutturale della "storia"...le strutture in acciaio vengono utilizzate solo quando il recupero conservativo non è possibile ...
 
 
#2 gianni 2018-04-24 17:18
Continuo a pensare che man mano che passa il tempo diventa più una forzatura chiamare "teatro" (e doverlo utilizzare come tale: " ma alla sua funzionalizzazione a teatro") un manufatto nel quale compare una discreta struttura lignea (tutta da rigenerare) in un sito altamente inadeguato!
 
 
#1 Crollo 2018-04-24 12:56
Speriamo non crolli
 

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