Incontro di formazione all’impegno sociale e politico atto secondo. Martedì 28 giugno in via Console Positano nello spazio antistante il Palazzo della Cultura si è tenuto il secondo incontro di preparazione per la scuola socio-politica.
I relatori sono stati il dott. Filippo Anelli e l’avv. Michele Langiulli che ha spiegato con padronanza e chiarezza -grazie anche all’ausilio di una presentazione power point che ha reso immediata la comprensione- la legge n.241 del 7 agosto 1990, dal titolo “nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”.
La necessità di trattare questo argomento è sorta dall’esigenza di far conoscere ai cittadini un diritto che non tutti conoscono o sanno di possedere: in molte circostanze si ignora la possibilità di poter accedere, per legge, ai documenti della Pubblica Amministrazione. I relatori hanno focalizzato il loro intervento in particolar modo su quegli aspetti della legge diretti ai cittadini che attraverso di essa possono e devono muoversi (anche fisicamente) nella vita del proprio comune per tutelare e far rispettare i propri diritti ed interessi e poter essere cittadini attivi.
La L. 241/90, dunque, ha aperto la strada e ha iniziato i lavori per la costruzione di quel tanto atteso e ricercato rapporto tra Pubblica Amministrazione e Cittadino che prima di questa legge era completamente assente, relegato ad un mero ruolo di sudditanza e di non conoscenza dei processi e delle decisioni che subiva senza diritto di replica. E' evidente, dunque, come questa legge apporti importanti modifiche nei rapporti tra le pubbliche amministrazioni e i diritti dei cittadini. Infatti non solo è previsto il diritto di prendere visione degli atti di un procedimento, ma anche che l'attività amministrativa deve ispirarsi al principio di trasparenza, inteso come accessibilità alla documentazione dell'amministrazione o ai riferimenti da quest'ultima utilizzati nell'assumere una determinata posizione.
Si è passati, o almeno la legge dice questo, dal segreto e dal silenzio alla trasparenza e all’accesso: la P.A. si fa trasparente se garantisce al cittadino il diritto all’informazione,alla partecipazione e all’accesso ovvero il diritto degli interessati -tutti quei soggetti privati che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso- di prendere visione e di estrarre copia di documenti amministrativi.
Ciò consente ai cittadini di veder garantiti i propri diritti nei confronti dell'amministrazione pubblica: diritto ad una informazione qualificata, ad accedere ai documenti amministrativi e conoscere, nei limiti precisati dalla legge, lo stato dei procedimenti amministrativi che li riguardano, seguendo le fasi attraverso cui l'attività amministrativa si articola.
L’argomento ha suscitato l’interesse dell’uditorio che si è sentito stimolato a porre domande ai relatori e ha avviato un dibattito interessante sull’argomento: partendo soprattutto da esperienze personali è emerso come questa “legge PER i cittadini” sia di fatto sottovalutata, poco conosciuta e anche poco pubblicizzata come si usa dire spesso per le grandi cose, ma soprattutto poco attuata. Molti dei partecipanti hanno fatto notare come nella maggior parte dei casi che li riguardava, questa legge sia stata spesso accompagnata da pesanti paradossi. Il primo riguarda la conoscibilità degli atti della P.A.: il principio di trasparenza non viene rispettato solo mettendo a disposizione un atto e facendo passare la conoscenza da una parte all’altra, ma soprattutto scongiurando quella quantità di informazioni che vengono date per “depistare” (o nascondere il non operato di chi dovrebbe essere di “competenza”),e evitando di fornire delucidazioni che sono di difficile interpretazione e comprensione per il cittadino che ne ha fatto richiesta. L’attività amministrativa deve essere sempre conoscibile dall’esterno e a disposizione del cittadino sempre nel rispetto della legge. in tal senso la P.A. deve operare in modo certo, semplice e chiaro fornendo le informazioni agli interessati e rendendoli partecipi e consapevoli circa lo stato di avanzamento dell’azione.
Il secondo paradosso emerso dal dibattito riguarda le spese che il cittadino deve sostenere per esercitare questo suo diritto: il diritto di accesso e di conoscenza si esercita mediante esame ed eventuale estrazione di copia dei documenti. La richiesta di accesso ai documenti deve essere motivata e deve essere rivolta all'amministrazione che ha formato il documento o che lo detiene stabilmente. Mentre l'esame dei documenti è gratuito, il rilascio di copia (o di un estratto di essi) è subordinato al rimborso del costo di riproduzione salvo diverse disposizioni come i diritti di bollo; in questi casi le spese sono molto onerose. Soprattutto in caso di inadempienza della P.A. a seguito di una richiesta di accesso alla documentazione, il cittadino ha in teoria, e non sempre in pratica, la possibilità di denunciare la mancata disponibilità ma ha l’onere di farsi carico di tutte le spese del caso (Tar, spese legali). In un certo senso la legge “concede” la possibilità al cittadino di “pretendere” che venga rispettato il suo legittimo diritto, ma gli scarica addosso la responsabilità (economica soprattutto) di far rispettare la legge e far valere questo diritto, dato che le spese sono tutte completamente a suo carico.
Insomma in molte circostanze la spesa non vale l’impresa e il cittadino scoraggiato dall’iter e dai tempi molto lunghi è costretto a rinunciare (rinunciare a quello che è un suo diritto?come si può rinunciare a un diritto?) con la conseguenza che l'inadempienza resta impunita e la legge non rispettata senza che nessuno (chi di dovere) se ne curi e se qualcuno (il cittadino interessato) lo fa ci deve pure rimettere un sacco di soldi.
Dopo 21 anni la legge 241/90 non è ancora pienamente applicata, spesso è intesa come un insieme di adempimenti formali e non come uno strumento per un’amministrazione moderna, efficiente, efficace, trasparente e soprattutto al servizio del cittadino e della collettività.
La P.A. ha l’obbligo alla trasparenza, a tempi certi, alla qualità del servizio e quindi al controllo del cittadino sull’operato. Ma chi verifica sull’attuazione della legge da parte dei dirigenti e dei dipendenti pubblici?
Come dire la legge c’è ma non si vede.
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- -La “mafia” vince quando ...
Sarebbe bello distribuire ai cittadini un vademecum di ... - Brindisi, attentato alla ...
A Brindisi era prevista la Carovana della legalità. - Scrive agli amministrator...
Caro Peppe apprezzo la tua volontà di renderti utile e ... - Scrive agli amministrator...
@Nojano 3.0 Ribadisco che sono d'accordo con te quando ... - Scrive agli amministrator...
Ma sul web tutto è ANONIMO. E se io da domani mi firmas... - Scrive agli amministrator...
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