
Cari amici di Noicattaroweb, a quanti fra quelli di voi che sono soliti viaggiare all’estero e/o avere frequenti contatti con persone di altre nazioni non è mai capitato di sentirsi chiedere “What do you think about Silvio Berlusconi?” subito dopo aver detto di essere Italiani?
Oramai è un classico. Berlusconi è l’Italiano contemporaneo più famoso all’estero, e quando non ci si deve confrontare con pregiudizi e stereotipi, il suo personaggio assume sempre una notevole centralità nell’interesse dello straniero per l’Italia. Ho dunque deciso di intervistare il prof. Richard Keatley, docente di Italiano alla Georgia State University di Atlanta ed esperto Italianista e cercare di capire perché all’estero Berlusconi desta tutte queste attenzioni e come gli stranieri vedono l’Italia attraverso Berlusconi.
1- Innanzitutto, perché Berlusconi è così popolare all’estero?
Non so se la parola popolare sia quella giusta. Berlusconi è sicuramente l’Italiano più conosciuto. Sarebbe dunque popolare nello stesso senso che Paris Hilton può essere considerata “popolare”. Nel mondo del capitale e di Hollywood, dicono che non c’è fama che si possa dire negativa. Preso così, Berlusconi è sicuramente popolare.
2- Pensa che la cattiva fama di Berlusconi all’estero influenzi l’opinione che la gente straniera ha dell’Italia? Se si, in che misura?
Da quando abbiamo parlato di questo tema, sono successe molte cose. Innanzitutto, Berlusconi si è dimesso e l’Italia è vista sempre di più come il fulcro dei problemi economici mondiali. Due settimane fa, avrei detto che Berlusconi è visto con un occhio comico dalla maggioranza degli Americani. Anche sui giornali più seri, le stravaganze alla Berlusconi venivano descritte e guardate con l’occhio di chi guardava la Commedia dell’Arte: diceva qualcosa sull’Italia, sì, ma l’Italia, si sa, è il regno delle contradizioni e, innanzitutto, della Dolce Vita. Io sono sempre critico della visione americana dell’Italia come paese delle vacanze, una specie di mito della decadenza culturale dove ci piace molto stare durante le vacanze, ma che è fondamentalmente invivibile per una mentalità protestante anglo-sassone. Penso ai film “Under the Tuscan Sun” o “Eat, Pray, Love” dove vivere in Toscana è rappresentato come un’avventura quasi pericolosa e le case a Roma non hanno l’acqua calda. Ci piace, dico, un Italia dove i politici si comportano un po’ come Nerone perché è l’immagine di una vecchia Italia. L’America deve cambiare ma l’Italia ci serve per le vacanze.
3- Berlusconi asserisce di essere vittima di una aggressione giudiziaria da parte di una magistratura politicizzata. All’estero avete l’impressione che la magistratura Italiana si accanisce contro Berlusconi perseguendo finalità politiche oppure no?
No. L’impressione è che l’immunità parlamentare ha protetto uno che da noi, oppure in Francia, sarebbe già stato condannato, o, perlomeno, processato. Lo dico non per tendenze politiche mie, dico quello che leggo sul New York Times e che vedo, ogni tanto anche in televisione. Io sono il primo a dire che il puritanesimo americano è esagerato. Per alcuni giornali scandalistici, infatti, criticano gli exploits di Berlusconi che non sembrano avere un rispetto del suo ufficio. Per la maggior parte, invece, è l’idea stessa dell’immunità che sembra un arcaismo buttato via nel mondo occidentale con i re della Francia. Capisco la giustificazione dall’altra parte. Dicono che i giudici hanno un potere assoluto di iniziare processi infiniti contro i parlamentari che non vanno d’accordo con loro. Io non sarei qualificato a dire se il sistema giudiziario italiano andrebbe riformato, ma mi sembra un vero controsenso avere una classe politica che in pratica non è soggetta alla legge almeno che non perda il potere. Questo era più o meno il privilegio che aveva Gheddafi.
4- Anche Bill Clinton durante il suo mandato è stato coinvolto in uno scandalo sessuale, secondo lei le due situazioni sono paragonabili? Se si, perché?
Sono paragonabili in un certo senso. Con Clinton, i Repubblicani sono comunque riuscriti a processarlo. Però, il processo stesso era stato giudicato più scandaloso dello scandalo e Clinton, almeno nel breve termine, ne è uscito più forte di prima. Si deve dire però che è stato grazie all’affare Lewinsky che Al Gore ha deciso di allontanarsi da Clinton nel 2000, con i risultati che sappiamo.
Anche Berlusconi ha vinto per moltissimo tempo, in particolare in Italia dove vedo gente che “non ha votato Berlusconi” comunque difenderlo con il paragone Clinton.
Secondo me, però, Clinton ha fatto passare riforme che hanno contribuito alla crescita strepitosa degli anni novanta. Berlusconi non mi sembra che abbia fatto niente per aiutare le industrie italiane a modernizzarsi.
5- Lei pensa che le azioni e le dichiarazioni di Berlusconi abbiamo molta risonanza perché sull’Italia c’è da sempre una particolare attenzione o avrebbero la stessa risonanza anche se riguardassero il primo ministro di un paese non importante?
Gli eventi delle ultime settimane hanno dimostrato che l’Italia, nonostante il complesso di inferiorità degli Italiani, È un paese importante. È il terzo paese dell’unione europea che è adesso il mercato più grande del mondo. Il pil italiano è più grande di quello indiano (pur avendo una popolazione molto inferiore). Io paragonerei la situazione italiana sotto Berlusconi a quella americana sotto George W. Bush. Il potere esiste, e dove c’è il potere, c’è anche responsabilità. Secondo me, è ora che gli Italiani cominciassero a riconoscere la propria posizione nel mondo.
6- Ultima domanda: oramai la fine politica di Berlusconi è alle porte, riesce a immaginare l’Italia dopo Berlusconi? Se si, come la vede?
Adesso, posso rispondere solo con ironia. Penso che Roberto Benigni sarà quello che perderà di più con l'uscita del Cavaliere.
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