Giovedì 14 Novembre 2019
   
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I segreti del bilancio dell’Atalanta nell’era Percassi

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Ormai da 9 anni Antonio Percassi è alla dirigenza dell’Atalanta; in questo periodo la squadra è passata dalla serie B a raggiungere il terzo posto nella classifica di Serie A, a disputare la finale di Coppa Italia e a giocare in Champions. Il segreto di questo successo è da ricercare in una filosofia volta a sfruttare nel modo migliore possibile ciò che la squadra può dare, insieme con una gestione accorta. Non è infatti un segreto che l’Atalanta ha, da ben tre anni consecutivi, un bilancio in attivo, con più di 24 milioni di utile solo nel 2018.

Come avere un bilancio in attivo: gestire le plusvalenze
Non sono molte le squadre di serie A che possono vantare un bilancio in attivo, nonostante fatturati da sogno. L’Atalanta ci riesce grazie ad un’attenta gestione delle plusvalenze; nel corso della cosiddetta era Percassi sono entrati circa 169 milioni di euro proprio dalle cessioni di giocatori, alcuni dei quali provenivano dalle giovanili, altri dalla rosa dei titolari. Possiamo verificare al meglio la situazione grazie al servizio di l’Insider, dove ci ricordano che l’Atalanta ha ottenuto, negli anni, circa 30 milioni di plusvalenza dalla cessione di Alessandro Bastoni, 29 da quella di Frank Kessié e così via fino ad arrivare a una somma da capogiro. Nel corso degli ultimi 3 anni l’Atalanta ha incassato, considerando solo i guadagni, circa 50 milioni di euro. Gli incassi del 2018 sono stati 155 milioni di euro, non poco per quella che molti considerano ancora oggi una squadra di provincia. Del resto tutti sanno come partire da una città di dimensioni medio piccole dia ad una squadra di calcio meno possibilità rispetto a quelle di aree metropolitane con un bacino di utenza maggiore in cui “rastrellare” i futuri campioni e più fondi per qualsiasi attività.

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Da dove arrivano i milioni dell’Atalanta
Ovviamente un fatturato così pingue non può derivare esclusivamente dalle cessioni, che comunque rappresentano poco meno del 25% dell’intero ricavo ottenuto. Come si legge su Calcioefinanza.it, considerando esclusivamente il bilancio 2018 oltre alle cessioni (circa 20 milioni dalla cessione di Gagliardini) la squadra ha ottenuto introiti dalla gestione dei giocatori, dalla partecipazione a tornei internazionali, dalle sponsorizzazioni e anche dai diritti TV. Questi ultimi sono ovviamente aumentati in modo significativo nel corso dei 9 anni dell’era Percassi: una squadra che gioca con il cuore, che fa emozionare e che ottiene risultati si può “vendere” meglio anche sotto questo punto di vista.

Quanto vale oggi l’Atalanta
Un altro elemento da considerare è che la squadra bergamasca è riuscita a raggiungere la terza posizione della classifica di serie A senza spendere cifre elevatissime per l’acquisizione dei propri giocatori. Stiamo parlando, a conti fatti, di circa 100 milioni di euro. Se si considerano altre squadre di punta tale cifra è decisamente bassa, pensiamo ad esempio alla Juve, che solo per Ronaldo lo scorso anno ha sborsato 31 milioni di euro. Grazie alle performance della squadra oggi l’Atalanta vale circa il doppio di quanto è costata, anche qui le plusvalenze rappresentano una cifra significativa; il messaggio è chiaro: per ottenere grandi successi non è necessario investire cifre eccessive, basta sapersi giostrare al meglio e fare un vero gioco di squadra.

Lo stadio
Ricapitolando, l’Atalanta in pochi anni è passata da opaca squadra di provincia a team di punta della serie A italiana, con i tifosi ovviamente sempre più carichi e soddisfatti. Questo risultato è stato ottenuto evitando di spendere cifre fantasmagoriche, quelle a cui ci siamo abituati nel corso degli anni. In più gli oltre 700 milioni di euro di fatturato degli ultimi 9 anni sono stati tradotti in circa 33 milioni di utili, considerando gli anni dal 2010 al 2018. A tutti questi risultati importanti dobbiamo aggiungerne anche un altro: il nuovo stadio. Anche qui l’Atalanta ha potuto dapprima acquisire lo stadio di Bergamo, il rinomato Atleti Azzurri d’Italia, costruito nel lontano 1928. Nel corso degli ultimi anni invece di investire nella costruzione di un nuovo impianto, la dirigenza ha deciso di creare il nuovo Gewiss Stadium dalle ceneri del precedente stadio, andando a ristrutturare quanto più possibile e a rinnovare solo ciò che era essenziale. Tutto questo in meno di 10 anni, di fronte ad alcune squadre considerate “maggiori” che stanno cadendo in un declino difficile da recuperare.

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